Federico Mollicone: “Digitalizzare l’editoria scolastica per un vero pluralismo culturale”

0
260
CC0 License - Pixabay
CC0 License – Pixabay

«Digitalizzare interamente l’editoria scolastica. E’ questo l’obiettivo della proposta avanzata da Federico Mollicone, deputato FDI e capogruppo in Commissione Cultura della Camera.

Un’idea che mira a colmare le lacune in materia di istruzione messe in campo dai governi negli ultimi anni che, pur agitando la retorica della necessità di innovare e di essere al passo con le nuove tecnologie, non hanno fornito finora agli studenti italiani gli strumenti indispensabili.

«La nostra proposta – ha spiegato Mollicone – affonda le radici in storiche battaglie di rivendicazione dell’abolizione del libro di testo obbligatorio. Oggi quell’odiosa imposizione, che di fatto negava il pluralismo ideologico-culturale e costringeva le famiglie a sostanziosi esborsi di denaro, è scomparsa, ma c’è un ulteriore passo in avanti da fare».

La Proposta di Legge di Mollicone mira a modificare l’articolo 6 del decreto-legge n. 104 del 12 settembre 2013, obbligando le scuole superiori “a utilizzare libri di testo e strumenti didattici esclusivamente nella versione digitale, nel rispetto e in esecuzione di quanto predisposto dal Codice dell’amministrazione digitale”.

I volumi cartacei verrebbero quindi sostituiti da testi interamente scaricabili via Internet, con un evidente risparmio per le famiglie.

Il provvedimento verrebbe accompagnato da moduli dedicati alla promozione della lettura e della scrittura, affinché le nuove generazioni di nativi digitali non perdano il contatto con la millenaria cultura del libro, e da un fondo per l’innovazione a favore degli editori e delle scuole.

«In questo modo – ha precisato Mollicone – sarebbe possibile venire incontro alle esigenze di tutti, superando anche il recente protocollo-truffa tra Miur ed editori, che definisce digitali quelle edizioni cartacee con allegato un cd o un link e mantiene in vita un mercato che impone spese importanti alle famiglie, contraddicendo di fatto il principio del Diritto allo Studio».