Giovanni Manfredini, quando tutto è buio la luce è al suo pieno

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La pietà, opera pittorica dipinta nell’agosto del 2017, 200 cm x 150

Il solstizio d’inverno è il momento in cui il Sole, avvicinandosi il più possibile alla Terra, con i suoi timidi raggi inclinati, sussurra all’uomo il sopraggiungere della nuova stagione. Un evento che, pur preannunciando l’avvenire del periodo più freddo dell’anno, offre al singolo la possibilità di percepire ciò che spesso si è soliti tralasciare, ovvero la calorosa vicinanza della Natura.

Un momento di riflessione che il progetto Ascoltare Bellezza (a cura di Paolo Trioschi, con opere di quattro importanti pittori contemporanei, uno per ogni stagione: Daniela Alfarano, Giovanni Frangi, Luca Pignatelli e Giovanni Manfredini), approvato dall’istituzione Biblioteca Classense e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna, ha voluto rendere ancora più profondo attraverso la presentazione di opere artistiche, medium di comunicazione tra l’uomo e la Natura.

In particolare, l’avvenire della stagione invernale verrà celebrata con la presentazione, in data 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, dell’opera La Pietà, realizzata dal noto artista italiano Giovanni Manfredini e raffigurante uno dei temi artistico-biblici più ricorrenti nella tradizione.

L’immagine è quella di Maria che piange, sofferente, il corpo senza vita del figlio Gesù Cristo. Il dolore che traspare è così lacerante da indurre l’artista ad offuscare, con la stesura del fumo sulla superficie, le due figure. Su di loro incombe l’oscurità, presagio della morte.

Ed è proprio la morte a cui, convenzionalmente, viene associato l’inverno, stagione in cui sembra concludersi il ciclo della Natura. I rami si spogliano, i fiori appassiscono, il freddo intorpidisce le membra, la nebbia appanna la vista. Tutto si immobilizza.

Giovanni Manfredini

Ma è proprio in questo periodo di tregua che la Natura si prepara ad una rigogliosa rinascita. Infatti, l’inverno porta sempre dentro di sé un nuovo inizio e ne è dimostrazione il fatto che, proprio nel periodo invernale, si festeggia il sopraggiungere del nuovo anno.

Così, nell’opera di Manfredini, l’oscurità viene a contrapporsi, come sempre accade nei suoi lavori artistici, alla luce, data sulla tela attraverso un processo di essiccazione della perlite (farina di conchiglie tritate).

Ed è proprio questa, in tutta la sua intensità e forza, a far emergere il volto e il corpo di Maria e Gesù.

La contrapposizione tra luce e ombra, oltre ad essere un tema ricorrente nel riferirsi al solstizio d’inverno, è un’immagine simbolica con cui è possibile rappresentare la conflittualità della vita umana. Infatti, è tendenza propria dell’essere umano quella di oscillare continuamente tra momenti di difficoltà (buio) e di rinascita (luce). In questo modo, le opere di Giovanni Manfredini, pur riferendosi a temi liturgici, si offrono alla collettività come momenti di raccoglimento esistenziale.

Una corona di ferro che verrà esposta, dentro una teca, come fosse una reliquia

Ciò acquista particolare significato in un opera come La Pietà, dove, già dal titolo, si allude alla possibilità che il singolo ha di partecipare, emotivamente, all’infelicità altrui. Primo tra tutti gli uomini è Gesù, a cui l’attributo pietà spetta per la sua capacità di sopportare tutta la vergogna e il dolore umano.

Simbolo di questa sopportazione è la corona di spine che comparirà, accanto all’opera La Pietà, nella sala del Mosaico della Biblioteca Classense. La corona, realizzata in ferro, trascende dalla corporeità di Gesù stesso, divenendo, così, simbolo della vita umana.