“Donna con tre anime”: quella visione futurista del femminismo

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Sono passati cent’anni, ma Una donna con tre anime (Il Papero, Sorelle d’Italia, pp. 77, euro 13) ci comunica con la stessa potenza e urgenza di allora. Scandaloso per l’epoca, come forse lo è ancora – dato che i grandi scritti non perdono mai l’attualità delle proprie parole – il breve romanzo di Rosà Rosà (al secolo Edith von Haynau), non nuova alle ribellioni intellettuali, ci trasporta in una visione futurista del femminismo e, perché no, in una prima fantascienza al femminile quanto mai d’avanguardia per l’epoca.

Papero Editore – casa editrice d’artigiani come poche ne rimangono – sceglie di ripubblicare un capolavoro senza tempo (che rischiava di sparire dalle librerie) con prefazione di Federica Sgaggio e postfazione di Elisabetta Paraboschi, originalmente redatto in risposta al romanzo di Filippo Tommaso Marinetti del 1917 Come si seducono le donne, ritenuto offensivo proprio nei confronti del gentil sesso.

La visionarietà del romanzo sta nella trasfigurazione della donna, nella capacità di vederla libera e capace di plasmarsi da sola il proprio futuro come, e forse meglio, di un uomo. La protagonista, Giorgina Rossi, è infatti preda di forze misteriose, estranee, che la porteranno in tre “atti” diversi ad una trasfigurazione completa: metafora del radicale cambiamento della figura femminile nel corso del secolo breve pre-intuito dall’autrice. Ci viene restituito dunque un piccolo capolavoro che non meritava di eclissarsi, ed è inevitabile farne un plauso alle piccole case editrici come Il Papero che oggi, nonostante il momento attraversato dall’editoria, hanno ancora il coraggio di sfidare i colossi della carta stampata con la qualità e con la “produzione artigianale”.