Verso la fine del processo Solano

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Verso la fine del processo Solano
www.istockphoto.com
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«Da tre anni a questa parte il mese di Dicembre per me non è più lo stesso: ogni anno, di questi tempi, era per me una grande gioia organizzare le feste insieme ai miei genitori, che dalla Sicilia venivano su a Milano, dove vivo, per trascorrere  insieme il Natale» è Rosita Solano, figlia di Mercedes e Vincenzo, assassinati nella loro casa a Palagonia, in provincia di Catania, il 30 agosto 2015, dall’immigrato ivoriano Mamadou Kamara, ospite del CARA di Mineo.

Manuela e Rosita Solano non smettono mai di ricordare la tragica morte dei loro genitori, la crudeltà e l’atrocità con cui sono stati massacrati: «I miei genitori, colti nel sonno, sono stati uccisi senza nessuna pietà, Kamara ha sgozzato mio padre e poi lo ha colpito alla testa con uno sgabello di legno, mia madre, infine, ha lottato in tutti i modi, ma dopo essere stata violentata, è stata massacrata e gettata in fin di vita dal balcone» .

Dal 2015 a oggi le sorelle Solano non si sono mai arrese, non è trascorso un giorno senza che le due donne non abbiano fatto qualcosa per sensibilizzare l’opinione pubblica: proprio il 30 agosto di quest’anno, insieme al Sindaco Salvo Astuti e ai sottosegretari Nicola Molteni e Stefano Candiani, al Prefetto di Catania Silvana Riccio e all’UNAVI Unione Nazionale Vittime, l’associazione che insieme alle altre vittime di reati violenti e intenzionali hanno fondato a giugno 2017, hanno inaugurato l’intitolazione di una piazza di Palagonia in memoria dei loro genitori.

Adesso, il 13 dicembre, è prevista la requisitoria del procuratore e a breve verrà fissata la data dell’arringa della difesa con la sentenza definitiva: «Siamo quasi giunti alla fine del processo di primo grado ed io e Manuela speriamo in una giustizia esemplare. I giudici sono persone come noi, dovrebbero passarsi una mano sulla coscienza, anche a loro potrebbe accadere ciò che è successo ai nostri genitori. La pena deve essere esemplare, una pena giusta, per tutto ciò che hanno subito».

Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez avevano  lavorato tutta la vita e il loro unico desiderio era quello di poter trascorrere gli ultimi anni della loro vita circondati dagli affetti dei loro cari.