Vegas Jones: “Incazzarsi fa bene”

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Un giovane ma maturo cantante, o meglio, un trapper. È Vegas Jones, e il suo video Malibu ha ottenuto più di 36 milioni di visualizzazioni su Youtube e 45 milioni di streaming su Spotify. A novembre è uscito il suo nuovo disco Bellaria. Gran Turismo e il 17 febbraio suonerà al Fabrique di Milano. Conosciamo meglio questo mondo di cui si sente tanto parlare.

Come spiegheresti a un anziano cos’è la trap?

Innanzitutto è musica. Il rap è sempre stato trap ma ora è di moda chiamarlo così. Il trap è ritmo e poesia, proprio come il rap. Riguardo alle sonorità, ogni cosa che suona come il rap e l’hip hop ormai è trap, sia a livello nazionale che internazionale. La possiamo riconoscere dall’uso degli strumenti, dal posizionamento della batteria all’interno dei quarti, delle strofe. Nella trap di oggi i suoni sono più elettronici rispetto a prima. La trap che girava anni fa era solo ed esclusivamente da ballare, era chiamata trap-dance. Secondo me si è raggiunto il giusto compromesso tra uno stile di musica che era solo da ballare e che invece oggi puoi anche ascoltare per capire le parole. I testi parlano di soldi, di denuncia sociale, di vita reale, e questo non è mai cambiato. Insomma, la trap è un’evoluzione del rap anni ’90.

Cosa si prova quando si scopre che un video ha ottenuto 36 milioni di visualizzazioni?

Si è soddisfatti, quasi non ci si crede! E sono felice che sia successo con Malibu perché è un pezzo in cui credo, con un messaggio forte e che mi piace molto. Il pubblico italiano è molto compatto. Ci sono dei video classici americani che non hanno fatto questi numeri, tranne certe super hit. Noi, a causa della lingua, rimarremo sempre un po’ di nicchia ma dato che il tipo di sound è internazionale molte persone mi ascoltano anche dagli Stati Uniti, dalla Spagna, dall’Albania, dalla Tunisia, paesi dove c’è un po’ di cultura hip hop. Le nuove sonorità della trap hanno aperto nuovi orizzonti.

La cosa che fa più arrabbiare i giovani di oggi?

Bella domanda… Nell’epoca dell’avere tutto subito, anche per colpa dei social, penso che ai giovani faccia arrabbiare il fatto di avere così tanti input da non riuscire a capire qual è la loro vera passione, cosa vogliono veramente, cosa desiderano. C’è molta più libertà e paradossalmente è più difficile scegliere.

Io sono fortunato, ho sempre più persone che mi ascoltano, ho capito qual è la mia strada e voglio dare un messaggio di speranza, anche se ho vissuto delle situazioni pesanti nella mia vita che ancora non ho raccontato perché non sono pronto.

C’è qualche politico italiano che ti rappresenta?

Assolutamente no. È brutto da dire ma è così. Barack Obama, per esempio, faceva sognare, nonostante io non capisca niente di politica. Lui esprimeva positività, sembrava interessato ai giovani, qui da noi nessuno sembra esserlo. La politica, il Paese, dovrebbe essere in mano ai giovani. La politica non fa niente per far appassionare i giovani. Mia madre mi raccontava che loro non vedevano l’ora di andare a votare.

Un episodio off della tua vita?

Ti dico che incazzarmi mi ha fatto bene. Il 31 dicembre 2015 andai in studio dal mio fonico e gli dissi che nel 2016 avrei voluto cambiare le cose e le ho cambiate. Quello è stato il punto di svolta, il giorno in cui ho cominciato a fare le cose sul serio nella mia carriera. Volevo che la gente cominciasse a capire cos’avevo nel cervello, perché fino a quel momento lo avevo fatto, ma non avevo ancora quell’arrabbiatura che mi ha spinto a dare il 100%. Ho sacrificato tante cose, sono stato fuori casa per 48 ore senza dormire per impegni musicali.

Bisogna credere in qualcosa, e una volta che quella cosa funziona, bisogna dare il massimo.

Un pensiero sulla tragedia di Ancona al concerto di Sfera Ebbasta… poteva accadere a un tuo live…

Poteva essere il concerto di chiunque. Quando mi sono svegliato e ho saputo cos’era successo ho deciso di annullare il concerto che avrei dovuto tenere la sera. E hanno fatto così anche molti altri rapper. Poi Emis Killa ha scritto in un suo status che noi siamo i primi a dover comunicare di non aver paura di tornare in un locale. A un concerto ci si deve divertire, non deve succedere niente del genere, non dovrebbero essere pericolosi. È successa una tragedia per una stupidata. Purtroppo mi è successo altre volte di vedere spray al peperoncino a un live. L’ho provato sulla mia pelle un paio di volte ed è una cosa orribile. Pensare che sia stato usato in un locale così piccolo, con tanta gente, i soffitti bassi, senza uscite di sicurezza adatte, ha dell’incredibile. Non voglio parlare a sproposito ma dobbiamo prestare tutti molta attenzione, perché non si scherza con la vita della gente. Bisogna essere consapevoli del tipo di pubblico che può venire al concerto, quanti anni hanno i ragazzi, quanta gente ci può stare in un locale.

Però mi ha fatto piacere vedere la scena musicale italiana così unita. Noi ora abbiamo già ripreso il tour promozionale perché la gente ha bisogno dei sogni, ha bisogno che uno come me gli dia forza. Tutti noi ora dobbiamo scendere in campo e dire di non avere paura. Divertiamoci quando andiamo a sentire un concerto, e che non succedano più cose del genere!

Come ti vedi a cinquant’anni? Cosa starai facendo?

Sicuramente scriverò ancora canzoni ma non so se le canterò ancora io. Spero di riuscire a scrivere anche in un’altra lingua e di proporre un altro genere musicale. E poi mi vedo rilassato, cosa che ora non sono per niente. M’immagino con la mia famiglia, soddisfatto di quello che ho combinato nel corso della mia vita. Lo spero.