La musica deve essere vita, non morte

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Quanto accaduto a Corinaldo ha lasciato tutti veramente senza fiato. Impossibile e inaccettabile pensare che dei giovani possano perdere la vita durante un concerto per noncuranza di chi, forse, ha venduto troppi biglietti, rendendo impossibile la via di fuga di fronte ad un’emergenza e, ancor di più, per colpa di un imbecille, o meglio, di un delinquente, che decide di spruzzare nell’aria uno spray urticante.

Pare essere questa la moda, se così la si può definire, degli ultimi tempi: spruzzare sostanza urticante per compiere magari dei furti.

Era già successo ma le conseguenze non erano state così fatali. Mode. Tendenze. Su questo dobbiamo riflettere.

Ai miei tempi le mode erano altre. Era magari indossare un paio di scarpe piuttosto che altre o scegliere di portare la cinta nei jeans oppure no. Così come la bandana o il chiodo di pelle. Queste venivano definite mode. Queste mode non facevano male a nessuno se non ad un occhio esteticamente sensibile rispetto ad un altro.

LUCEBELLAtv [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], from Wikimedia Commons – Marco Masini tour 2015 – TORINO 24-04-2015 – ph. LUCEBELLAtv

Io ricordo perfettamente il primo concerto a cui ho assistito nella mia vita. Avevo all’incirca undici o dodici anni. Ero a in vacanza al mare, al Circeo, vicino Roma e con alcuni amici andammo a vedere il concerto di Marco Masini. Ve lo ricordate il suo primo album? Quello con Ci vorrebbe il mare, Caro Babbo e Cenerentola innamorata. Ricordo perfettamente che qualche giorno prima del concerto, in spiaggia, sotto l’ombrellone, armati di walkman e cassetta, non facevamo altro che ascoltare le canzoni di Masini per impararle perfettamente a memoria e poterle cantare con lui durante il concerto. Quando arrivò la fatidica sera eravamo un gruppetto variegato e il più grande di noi forse aveva quattordici o sedici anni al massimo. I nostri genitori ci accompagnarono a Borgo Ermata, un piccolo centro tra Terracina e il Circeo dove si teneva il concerto, ci lasciarono davanti allo stadio e ci vennero poi a riprendere a fine concerto. Nessun problema, nessuna preoccupazione. Non accadde niente di grave se non il fatto che il giorno dopo eravamo tutti senza voce.

Queste sono le conseguenze di un concerto. La voce va via, non la vita. Tutto questo mi spaventa. Mi terrorizza. Penso con grande rammarico a quante cose oggi non si possono più fare. A quanto la paura stia dilagando.

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A quante volte, anche di fronte al fatto di scegliere se andare ad un concerto o meno, siamo costretti a porci la domanda: “… e se succede qualcosa?” Quando l’unica cosa che dovrebbe accadere è di divertirsi.

Penso ai figli dei miei amici, penso ai miei nipoti e penso a quanti “no” saranno costretti a ricevere. Per paura. Per paura che possa accadere loro qualcosa. Come aveva paura quella mamma, Eleonora, che ha deciso di accompagnare la figlia. Di proteggerla fino alla fine. C’è riuscita ma lei è diventato un angelo. Di chi è la colpa? Non della musica. Ca va sans dire …