Se la “Duchessa del Bal Tabarin” ci evita una guerra

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La compagnia Elena D'Angelo

La compagnia Elena D'AngeloLa Compagnia di Operette Elena D’Angelo, nel ponte dell’Immacolata (8 e 9 dicembre alle ore 15,30), porta in scena al Teatro San Babila di Milano La duchessa del Bal Tabarin, su libretto di Lombardo, Franci, Vizzotto.

Si tratta di «un’operetta molto particolare perché è la prima in cui compare la soubrette all’italiana con l’aria di entrata di Frou Frou», ci ha spiegato la D’Angelo (che veste i panni anche della protagonista), da cui traspaiono tutta la passione per questa forma d’arte e il desiderio di veicolarla nel migliore dei modi. «Col mio gruppo di lavoro cerco di rispettare, in ogni produzione, il più possibile la filologia e la dignità dello spettacolo – certo con i dovuti tagli perché non si può pensare di mantenere la durata dell’epoca. Sussiste una credenza che porta a far somigliare questo genere al musical con la convinzione che così si possa attrarre i giovani. Io sono, invece, in controtendenza e ritengo che se si avvicineranno all’operetta – e sta accadendo – sarà perché la vedranno così com’è stata scritta. Non è vero che ai ragazzi non piace, non la conoscono».

La duchessa del Bal Tabarin è meno conosciuto come titolo rispetto a La vedova allegra perciò vale la pena riscoprirlo anche nella sua curata partitura musicale (fondamentale l’elemento dell’esecuzione dal vivo).

La compagnia Elena D'Angelo«Frou Frou è la chanteuse del Bal Tabarin di Parigi, di cui s’innamora il duca di Pontarcy che la sposa facendole promettere fedeltà per almeno sei mesi. Frou Frou accetta, ma presto s’annoia e rimpiange la vita di prima allegra e frivola. Così organizza il suo rientro al tabarin con il suo prossimo amante proprio la stessa notte che conclude il periodo di fedeltà obbligatoria, decisa a tradire il marito. Anche il duca si reca al tabarin con una sua giovane fiamma e tra equivoci comici e situazioni paradossali» (dalla sinossi ufficiale) si arriverà all’epilogo.

«Siamo in piena guerra mondiale, Lombardo la creò rimaneggiando “Sua maestà Mimì” di Bruno Grainichstaedten e firmandola con lo pseudonimo di Leon Bard. L’operetta nei momenti di crisi ha sempre “salvato” perché era lo spettacolo d’evasione». Divertimento e lieto fine sono, quindi, assicurati.