Ex voto, quelle inquadrature à la Psycho di Beat Kuert

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Lo avevamo visto a giugno al M.A.C. di Milano con Furor corporis e il furor ora si è fatto sacro: Beat Kuert, cineasta svizzero, artista immaginifico della fotografia,  performer, rende in modo plastico l’iconografia – o sarebbe meglio dire l’iconologia? – dell’ex voto al Mondadori Megastore di Milano nell’ambito del progetto StArt a cura di Angelo Crespi con la mostra Ex Voto- Per arte ricevuta, avviando il format espositivo di una serie di artisti “destinati” a produrre un piccolo ex voto (per arte ricevuta, appunto) in collaborazione con Fondazione Maimeri e Skira (produzione del catalogo), raccolta che verrà esposta nel 2019 in Mondadori e in musei italiani.

La produzione artistica di Beat Kuert lo colloca in una dimensione stilistica dadaista, con recondite armonie con l’Azionismo viennese e figurazioni naive e drammatiche.

Da cineasta trasfigura l’immagine come un’inquadratura filmica, un fotogramma à la Psycho di essere e non essere, morte e vita, alfa e omega, secondo modelli archetipici attuali fra presente e passato.

L’ex voto non ha avuto gran fortuna nella storia dell’arte, ma in quella popolare sì: quale altro linguaggio migliore di quello del popolo, dunque, per democratizzare l’arte oggi?