SanteVisioni: Gaeta, culla dell’Immacolata Concezione

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La SS Annunziata di Gaeta (LT), in cui ignoravo la presenza di dipinti di Luca Giordano, Sebastiano Conca ma anche del Cavalier D’Arpino – il maestro da cui era a bottega Caravaggio-, viene consacrata l’11 maggio 1354 ma nel 1531 il piccolo oratorio adiacente la sacrestia viene trasformato, coprendo gli affreschi esistenti, nella Cappella d’oro, o grotta d’oro. La mia Santa Visione.

È piccola e la volta, decorata a cassettoni lignei dipinti ad oro con decorazioni color lapislazzulo, mi dà la sensazione di essere dentro uno scrigno.

Lungo le pareti della cappella si susseguono, attraverso un simbolismo ben preciso, le storie della vita della Madonna e di Gesù del pittore Giovanni Filippo Criscuolo. Al centro dell’altare c’è la Vergine Maria dipinta da Scipione Pulzone (1582/83) e lateralmente i santi; Rocco, Pietro, Paolo e Sebastiano.
Proprio qui, nella cappelletta d’oro, l’arte, la fede ed il mistero si mescolano suscitando un avvenimento divenuto uno dei principi fondamentali della Chiesa Cattolica Cristiana.

È il 1848 e davanti a questo altare, con lo sguardo rivolto al dipinto di Maria Vergine, Papa Pio IX, costretto ad allontanarsi da Roma per la rivolta della Repubblica Romana, sta pregando come di consueto.

Ancora una volta una raffigurazione sacra di matrice umana -la Vergine di Pulzone- che, sebbene non parli come il Gesù crocifisso di San Damiano fece a San Francesco, ispira a Pio IX il Dogma dell’Immacolata Concezione.

Facendo chiarezza: Gesù Cristo è vero Dio ma anche vero uomo –unione ipostatica-. Di Dio ha perfezione e purezza mentre la natura umana non poteva essergli stata data da una creatura, sua madre, toccata dal peccato originale. Questo era inconcepibile ed il dogma, in quanto tale, doveva essere accolto dai fedeli senza discussioni, come articolo di fede.

Da Gaeta, il 2 febbraio 1849, Pio IX emette la lettera enciclica Ubi Primum Nullis, per consultare l’episcopato cattolico in merito alla definizione del Dogma che viene poi proclamato l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus.

Quattro anni più tardi, Il 25 marzo 1858, la Vergine Maria a Lourdes appare a Bernadette autodefinendosi “Que soy era Immaculada Councepciou”.  Io sono l’Immacolata Concezione”.

Maria –per i credenti- o chi aveva indottrinato Bernadette –per i non credenti-, aveva confermato il significato teologico del dogma. Dal grembo materno era nata una nuova creatura umana, che a differenza di ogni altra, era stata preservata dalla macchia del peccato originale.

Maria era una concezione immacolata e di conseguenza anche suo figlio.

È una bella storia, indipendentemente da quale sia il nostro credo, se ne abbiamo uno. Ma di una cosa sono sicura.

L’arte, nella maggior parte dei casi, è imprescindibile dalla religione e la religione è imprescindibile dall’arte. Spesso pensiamo, ammirando opere d’arte di tale bellezza e perfezione -al punto che ci sembrano di impossibile realizzazione-, che l’ingegno umano trasfiguri in qualcosa di ultraterreno. Che sia Divino o extraterrestre, nessuno lo sa. E forse è meglio così.

Ringraziamenti
Della storia della cappella d’oro conoscevo poco e mi hanno illuminato Luciano e Antonietta Ciaramella, del bar della Villa sul lungomare di Gaeta,  Lino Sorabella, con cui ho fatto una chiacchierata al vicino museo diocesano. Li ringrazio molto.