La Fondazione Immaginaria: quando l’immaginazione è una gran responsabilità

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Se tutti immaginiamo la stessa cosa, questa cosa accade.

Questo l’assunto di IF. La Fondazione Immaginaria (Mondadori, 2018, 476 pagine, € 19), il romanzo di Fabio Guaglione e Maurizio Temporin che, sulla base della sincronicità junghiana, ci insegna quanto sia di vitale importanza l’immaginazione, quella facoltà che implica anche una responsabilità: l’immaginare se stessi.

Guaglione (già autore di progetti multimediali per il cinema, la TV e il web dal taglio internazionale, come Mine, film del 2016 distribuito da Universal Pictures e candidato a due David di Donatello, nonché il recentissimo Ride, il primo thriller sportivo interamente girato in GoPro) e Temporin (regista, scrittore e artista italiano, già autore con Rizzoli di Il tango delle cattedrali e, con Giunti, della trilogia per ragazzi IRISFiori di cenere, I sogni dei morti, I risvegli ametista, tradotta in diversi Paesi) ambientano in Italia la storia di Leonard, un ragazzino dalla prodigiosa quanto pericolosa capacità immaginativa, che viene contattato da un gruppo à la Men In Black: la Fondazione Immaginaria, organizzazione che ha l’obiettivo dichiarato di arginare l’immaginario collettivo intervenendo soprattutto su quei pericolosi veicoli di conoscenza che sono i libri.

E in effetti IF è un po’ un romanzo di libri, che si sviluppa attraverso inserti narrativi estratti da classici come Alice nel paese delle meraviglie, Uno studio in rosso, Le mille e una notte e Il mago di Oz, con tanto di apparizioni “in carne e ossa” dei relativi personaggi.

IF. La Fondazione Immaginaria è un libro, come si suol dire, per grandi e piccini, realizzato (anche) per catturare nel regno dei Classici un pubblico di lettori particolarmente giovani attraverso la “trappola” del fantastico.