Pier Francesco Pingitore: “Così nacque Il Bagaglino…”

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Pingitore: "Di una soubrette si accetta tutto, talento, fascino e capricci"Pier Francesco Pingitore, classe 1934, regista, sceneggiatore e autore televisivo. Ha ideato il Bagaglino che da poco ha festeggiato i 40 anni in tv.

Quanto ha tratto ispirazione dall’Avanspettacolo per i suoi lavori?

In Italia, oltre all’avanspettacolo, forma d’arte piuttosto povera, si sviluppò il Teatro di Rivista, che fu invece una rappresentazione più fastosa, con decine di ballerine e ballerini, cantanti, fantasisti, soubrettes, su cui primeggiavano il Comico e la Primadonna. La Rivista ebbe fortuna in tutta l’Europa pre-bellica e immediatamente post-bellica. In Italia furono celebri quelle di Wanda Osiris, di Totò, di Macario e gli allestimenti della ditta Garinei e Giovannini, tanto per fare qualche esempio. Poi fatalmente il genere decadde, e di ciò fu largamente responsabile la Televisione. Che offrì spettacoli di rivista e varietà gratuiti, e fruibili senza neanche uscire di casa. Quando demmo inizio al Bagaglino, con Mario Castellacci e altri amici, mettemmo in scena, in cantina e su una modestissima pedana, un spettacolo che fu definito di cabaret, ma di una particolare forma di cabaret, che ben poco aveva a che spartire con altre esperienze italiane e straniere. In pratica il nostro fu uno spettacolo di satira politica e di costume, legato all’attualità. Con in più il recupero della canzone più nostra, originale e di grande repertorio, legato allo straordinario talento di Gabriella Ferri. La fortuna ci fece incontrare artisti eccezionali come Oreste Lionello, Pino Caruso, Enrico Montesano, Pippo Franco e tanti altri. Il tempo della cantina però dopo qualche anno finì. Il Bagaglino si trasferì (1972) nei sontuosi ambienti dello storico Salone Margherita, e subito dopo (1973) approdò in televisione. Il resto è abbastanza noto e non è certo il caso di rievocare cinquant’anni di spettacolo. Quanto all’ispirazione al varietà e all’avanspettacolo, qualche parentela c’è. Ma se vogliamo trovare un ispiratore a noi più vicino, forse bisognerebbe fare il nome del grandissimo Ettore Petrolini.

Pingitore: "Di una soubrette si accetta tutto, talento, fascino e capricci"

Come sceglie i suoi artisti?

Esaminando i provini si trovano tanti artisti, magari anche bravi. Poi un giorno invece s’incontra quello che fa accende una lampadina. Non è solo questione di talento, dal quale comunque non si può prescindere, ma di un qualcosa in più, che oggi si chiama “carisma”, ieri “magnetismo” o “fascino”, e domani chissà come si chiamerà, ma che solo taluni sprigionano. Si vede subito, in questa cernita mi sono sbagliato raramente, nella mia ormai lunghissima vicenda…

Ci parli della figura della soubrette nei suoi spettacoli.

Come si fa, mi chiedete? E’ quello che, pur avendone trovate tante, ancora mi domando anch’io. La soubrette è un dono che ogni tanto arriva. Di cui però bisogna prendere tutto: talento, fascino, presa sul pubblico, ma anche capricci, bizze, pretese, che a volte non fanno proprio benedire il momento in cui quel “dono” è arrivato. Ma in genere, tra attivo e passivo, il saldo è sempre positivo. Almeno se ricordo bene…