Blank: il synth è la chitarra elettrica del 2018

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Dalle Marche, fra i protagonisti dell’ultima edizione di Rock Targato Italia, arrivano i Blank: una band dalle idee chiarissime con una proposta musicale moderna capace di coniugare rock, tecnologia e melodia

Ho notato che usate l’inglese, oltre che nelle canzoni, anche in tutta la vostra comunicazione social. È una scelta estetica o progettuale?

Noi crediamo che l’inglese sia una gran bella lingua per fare musica. Oltretutto siamo consapevoli di proporre un tipo di suono che può rivolgersi più a un pubblico internazionale che a quello italiano, specie in un mondo come quello dei social in cui non esistono confini geografici. Infine nei nostri brani si toccano anche tematiche tecnologiche in cui si usano molti termini inglesi, quindi ci sembra più coerente utilizzare esclusivamente quella lingua.

La vostra musica è un mix di rock, elettronica e melodia. Vuoi raccontarci un po’ il vostro approccio?

Le canzoni nascono il più delle volte nel modo più classico: al pianoforte, cercando una linea melodica e scrivendo strutture che richiamano gli schemi più essenziali del rock. Poi però, una volta composta la struttura di base, cerchiamo di arricchirla con arrangiamenti che si orientano sempre più verso il panorama elettronico: alcune parti vengono sintetizzate e quasi tutto viene traslato sul synth finché del pianoforte non rimane che il minimo indispensabile, o addirittura scompare del tutto.

Parlavamo di tematiche tecnologiche. A cosa ti riferisci?

Per fare un esempio: il brano che presenteremo all’interno della compilation di Rock Targato Italia (in uscita il 14 dicembre, ndr) parla di una ragazza che si lascia fagocitare dai social fino ad alienarsi completamente dalla realtà. Il che credo sia una situazione molto comune, al giorno d’oggi. La tematica in realtà è entrata nelle nostre canzoni in modo quasi automatico: dopotutto quell’aspetto è uno dei principali da cui traiamo ispirazione visto che plasma attivamente le nostre vite, venendone influenzati e cambiati. Cerchiamo semplicemente di raccontare i nostri tempi come a modo loro hanno fatto le band del passato.

Invece, da utenti, che rapporto avete con questa tecnologia?

Bruttissimo. Anche come band sappiamo che dovremmo imparare a sfruttare meglio certi strumenti. Però non riusciamo a non essere critici verso alcuni aspetti egocentrici del meccanismo.

Del disco a cui state lavorando cosa ci possiamo aspettare?

Io mi aspetterei dei bei contrasti: dal dolce più dolce al rude più rude che, che secondo me, al giorno d’oggi non è più la chitarra elettrica ma il synth più sfacciato e brutale. Vorremmo scandagliare gli estremi delle possibilità che abbiamo. Dunque, aspettatevi delle cose elettroniche, anche con una certa epicità nelle melodie, ma con uno spirito rock ed essenziale. L’obbiettivo sarebbe quello di creare una sorta di commistione fra la semplicità degli schemi dell’hard rock o del punk e la musica classica, il tutto in chiave elettronica. Una sorta di Beethoven 2018 in forma canzone, insomma, per essere modesti!

Voi invece cosa vi aspettate dal disco?

Sappiamo bene che quello che va per la maggiore in Italia è altro e che le possibilità di arrivare al successo per un gruppo come il nostro non sono elevate. Noi però facciamo musica come un pittore fa i quadri: cerchiamo di farla nel modo migliore possibile, per rispondere a una nostra esigenza, senza domandarci quali saranno poi i riscontri commerciali.