VxA Rockband: rock e concretezza

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Fra i protagonisti dell’ultima edizione di Rock Targato Italia, andiamo alla scoperta dei VxA Rockband. Una band torinese con i piedi ben piantati per terra animata dal desiderio di raccontare in modo schietto la propria visione della mondo che ci circonda.

Anche se è banale farlo, io partirei dalla particolarità del vostro nome. Vuoi raccontarci qualcosa a riguardo?

In realtà il nome Vipera nasce da una band di cui, rispetto alla formazione attuale, faceva parte solo il batterista e all’epoca era legato semplicemente all’animale. Quando, nel 2013, il gruppo si è completamente rinnovato, abbiamo deciso di mantenere il nome precedente cambiandone però la grafia facendola diventare VxA. Il che crea sempre un po’ di scompiglio perché per molti non è immediatissimo capire subito come pronunciarlo.

Una cosa che ho notato è che sul palco avete un approccio molto essenziale. Molto anni ‘90 direi…

Tieni conto che il nostro è un gruppo piuttosto eterogeneo sia come età, visto che i componenti hanno fra i 47 e i 27 anni, sia come gusti musicali. I nostri ascolti spaziano dal vecchio indie italiano al cantautorato più classico, senza dimenticare i maestri del rock internazionale, però sicuramente c’è per tutti un forte legame con il rock degli anni ‘80 e ‘90.

Sul web non si trova molto vostro materiale da ascoltare. Come mai?

Non ci è mai interessato pubblicare qualcosa solo per il gusto di apparire. Abbiamo passato gli ultimi anni a lavorare molto in sala prove perché abbiamo sempre pensato che, prima di rendere pubblico qualcosa, dovevamo capire chi siamo e se meritavamo di essere ascoltati. A dicembre comunque uscirà il nostro primo EP e da lì in avanti inizierà sicuramente un discorso diverso sul piano della reperibilità on line della nostra musica.

Siete un gruppo che punta molto sui contenuti, come testimoniano i due singoli pubblicati finora. Ci parli di “Colpo di reni” e “La terra che calpesto”?

Sicuramente la nostra priorità è quella di scrivere qualcosa che rappresenti ciò che siamo e la nostra visione del mondo, infatti questi due singoli partono entrambi da esperienze personali molto forti.

La terra che calpesto” è figlia della frequentazione, per motivi di lavoro, della terra siciliana e dell’incontro con le realtà che lavorano nel sociale contro la mafia. Racconta la storia delle molte persone che, pur vivendo una realtà difficile, non accettano di subire passivamente la mafia ma provano a ribellarvisi.

Colpo di reni” nasce dalla perdita di un carissimo amico. La canzone però non parla della scomparsa di qualcuno ma di tutte le paure che ci attanagliano ogni giorno e di come queste, insieme ai nostri problemi quotidiani, perdano ogni valore di fronte alla morte.

Per chiudere vuoi anticiparci qualcosa sull’EP che sta per uscire?

L’EP s’intitolerà “Colpo di reni” e uscirà a inizio dicembre. Conterrà sette brani: oltre ai due già citati, ci saranno “Democratico rock”, “Che grande fortuna”, “Lo sbarco”, “Alba” e “Basista”. Si spazierà fra la canzone d’autore e il rock’n’roll, raccontando storie sociali e personali di chi lotta per migliorare la propria vita e di chi non si accontenta delle false speranza della politica. Ma ci sarà spazio anche per i sentimenti.