Jo Squillo: “Quando lanciai i tampax su piazza del Duomo”

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Jo Squillo:

Chi ci segue sa che a OFF siamo, da tempi non sospetti, sensibili all’argomento della difesa delle donne. UNAVI, Unione Nazionale Vittime, con Paola Radaelli e Giusy Versace e Jo Squillo, a partire da domani sabato 24 novembre proporrà un modo inedito di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema, proprio in vista della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne: presenterà il brano musicale di Sara Lupi, “Mantello Rosso”, a piazza de Ferrari a Genova, insieme a Giusy Versace e Jo Squillo e il giorno dopo, sempre con loro ma a Milano, farà lo stesso nella celeberrima Casa di Alda Merini. Ci sembra quindi giusto proporvi l’intervista che proprio Jo Squillo, già “madrina” insieme a Giusy Versace di iniziative di sensibilizzazione come il celebre Wall of Dolls a Milano, ha rilasciato a noi di OFF, dove ci parla del concerto tenuto lo scorso 7 marzo al carcere di San Vittore di Milano con il coro delle detenute, una giornata al femminile (Redazione).

Jo Squillo: "Quando lanciai i tampax su piazza del Duomo"

Ha collaborato con le detenute in questo percorso di riabilitazione. Che idea si è fatta delle condizioni delle nostre carceri?

Le carceri custodiscono e rinchiudono il corpo. La loro funzione dovrebbe anche essere quella di curare e, se ci sono le condanne che lo permettono, di rieducare la persona. Molte donne sono finite in carcere per la scarsa opportunità che la vita ha dato loro. Quindi, una volta libere, non hanno gli strumenti per realizzare un percorso di vita sano e giusto. La problematica è questa. A San Vittore come altrove si è evidenziata una casistica di rientro: persone che, una volta uscite, non riescono a integrarsi nella società. Noi cerchiamo di lavorare in questo contesto per smuovere le coscienze. San Vittore dovrebbe cercare di dare stimoli per trovare quelle risorse interiori che consentono di fare un percorso di vita equilibrato.

Parlava di smuovere le coscienze. E’ quanto cerca di fare dai suoi inizi. Mi viene in mente quella volta in cui, con il gruppo tutto femminile delle Kandeggina Gang, lanciò dei Tampax macchiati di rosso sul pubblico di Piazza Duomo, a Milano.

Ho iniziato negli anni ’80 con la musica e in quel periodo il rock e il punk erano le espressioni per andare contro un certo tipo di società. Già in quegli anni le donne non potevano andare in giro con le minigonne perché, se venivano violentate, erano giustificati gli uomini. La colpa, infatti, era considerata delle donne, che non si coprivano. Una delle mie prime canzoni è stata proprio Violentami sul metrò, che in modo provocatorio mostrava la forza del femminile nel reagire a questa violenza. Con il Tampax volevo alzare l’attenzione su un argomento da sempre considerato tabù. I Tampax sono un oggetto indispensabile per le donne, ma sono tassati come fossero un bene superfluo. Mi sembra una mancanza di rispetto per noi, dovrebbero essere gratuiti.

Quando ha scritto Siamo donne aveva avuto una percezione del successo che poi questo brano avrebbe ottenuto?

Un artista quando fa le cose non pensa a quello che succederà poi. L’idea era di creare un grande e coraggioso inno del femminile e così è stato. Le donne l’hanno adottato, è diventato il simbolo musicale di una generazione di donne che non ci stanno a essere pagate meno degli uomini, a essere discriminate quando diventano madri, a non vedere riconosciuto il ruolo sociale che rivestono occupandosi di anziani e bambini.

Lei cantava: “Oltre le gambe c’è di più”. Le donne ne sono consapevoli, gli uomini non l’hanno ancora capito.

Esatto. Ancora oggi non lo capiscono. Dobbiamo fare un lavoro forte per ottenere il cambiamento culturale. Ecco perché nascono queste iniziative come quella del 7 marzo. E anche l’8 faremo festa schierandoci contro la violenza di genere, con otto ore di cultura e progetti.

Dello scandalo Weinstein che idea si è fatta? Le sono mai state fatte proposte indecenti?

Sono sempre stata quella che ha detto di no subito, e infatti non ho fatto carriera. In tutti i mondi funziona così, in quello dello spettacolo soprattutto. Nel mondo della musica un po’ meno, perché per fare strada devi saper cantare. Nel cinema, invece, basta che tu sia una bella ragazza e sia disponibile. Il problema è che ci sono uomini vergognosamente e schifosamente malati di potere che provano gusto nel soggiogare e mettere in difficoltà le donne. E’ una forma di sadismo e riaffermazione del maschio. Sapendo noi donne di essere prede, purtroppo, dobbiamo anche sapere come comportarci. Io, ad esempio, quando andavo agli appuntamenti di lavoro portavo sempre con me la mia sorella gemella. Oppure sfinivo gli uomini raccontando tutta la mia biografia. Non ho mai trovato qualcuno che abbia sorpassato il limite, perché quel limite lo creavo io.

Senza quel limite ci sarebbero state più opportunità per lei?

Senza nessun dubbio. Avrei avuto molto di più.

Di uomini prevaricatori ne ha incontrati anche nella sfera privata?

Con i miei 30 anni di femminismo è stato abbastanza difficile. C’era un’autoeliminazione naturale degli uomini. Scappavano prima.

Jo Squillo: "Quando lanciai i tampax su piazza del Duomo"Condivide con noi un episodio off dei suoi esordi?

Ricordo la mia prima canzone, Violentami sul metrò. Avevo i capelli verdi e la cresta. Come già detto, avevo buttato i Tampax dipinti di rosso ed ero una giovanissima femminista che gridava al mondo la voglia di parità e di rispetto dei diritti.

Non solo femminista, è stata anche la capolista del Partito Rock…

Il mio è stato il primo partito indipendente, quindi una lista di movimento vera. Ancor prima di Grillo, sono ricorsa al “vaffanculo” perché il nostro simbolo era il dito medio alzato. Sono sempre stata una movimentista, a favore delle battaglie civili e sociali.

A proposito di battaglie, l’aborto non è ancora ben visto nel nostro Paese.

Hai ragione. E’ per questo che esiste un nuovo femminismo: le mie battaglie non sono mai finite. C’è un ritornare indietro nelle conquiste delle donne. Ancora oggi non è stato conquistato il diritto di poter scegliere sul proprio corpo.

La donna che non diventa madre viene ancora vista “non completa”.

Io non ho avuto figli e mi sento pienamente completa e realizzata. Ho scelto di non essere madre e credo esistano diversi modi per esserlo. Ho un’azienda con cui do lavoro a tanti giovani. Nei loro confronti mi pongo in maniera educativa. Il mio istinto materno lo rivolgo a chi è al mio fianco e cresce con me.

Jo Squillo: "Quando lanciai i tampax su piazza del Duomo"Alle quote rosa è favorevole o contraria?

Sono favorevole. E dopo aver visto il festival di Sanremo di quest’anno, direi che andrebbero introdotte anche lì. C’erano solo quattro cantanti donne su venti concorrenti. La minoranza delle donne è evidente anche nel cinema, nell’arte, nel giornalismo. Ieri vedevo Porta a Porta e l’unica presente era la Gelmini, con più di dieci uomini.

Da Vespa si parlava delle elezioni. Lei per chi ha votato?

Ero a Parigi, non ho votato. Ma leggendo tutti i giorni i quotidiani francesi, mi sono accorta di quanto il giornalismo sia tediante nell’informazione. Soprattutto è una vergogna il messaggio che hanno fatto passare dell’Italia, ovvero che il nostro Paese sarà un grande bordello per l’Europa.