Gianni Schicchi di Puccini alle prese con la politica odierna

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SpazioTeatro89: Il Gianni Schicchi della politica contemporanea

SpazioTeatro89: Il Gianni Schicchi della politica contemporanea Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, Romano Prodi, Pierluigi Bersani, Alessandro Di Battista, Danilo Toninelli, Maria Elena Boschi, tutti insieme senza distinzione di colore politico, sabato 17 e domenica 18 novembre, si ritrovano sul palcoscenico dello SpazioTeatro89 a Milano. Non per discutere animatamente di manovre di governo o rottamazioni più o meno riuscite bensì per debuttare nell’opera lirica. Ebbene si, l’Associazione VoceallOpera, capitanata dal direttore artistico nonché regista Gianmaria Aliverta, mette in scena il Gianni Schicchi di Puccini con un allestimento adattato alla politica contemporanea.

L’opera comica pucciniana, su libretto di Giovacchino Forzano, narra gli stratagemmi che deve escogitare Gianni Schicchi, un fiorentino acuto e perspicace, per aiutare i familiari del ricco  Buoso Donati, appena spirato, non inclusi nel testamento.

Toscano e furbetto, Schicchi non può non ricordare Matteo Renzi, impersonato da Luca Vianello, che con la burla rottama la vecchia gente, mentre l’abbiente Donati fa riaffiorare alla mente il Cavalier Berlusconi che, in realtà, non sembra uscire di scena mai.SpazioTeatro89: Il Gianni Schicchi della politica contemporanea

Così, il dittico, che mette insieme il Gianni Schicchi con una selezione dell’opera ballo Le Villi, firmata dalla regista polacca Anna Zwiefka che cura anche scene e costumi, sulle note del pianoforte del M° Eleonora Barlassina aggiorna l’intrigo ambientato nel 1299 ai giorni nostri.

L’allegra brigata dei potenziali eredi del vecchio Donati tanto ricorda la compagine politica che tenta di conquistare l’eredità del Cavaliere: nelle vesti dei parenti serpenti entrano in scena disparati politici di fazioni opposte, tra cui l’aristocratica figliola Lauretta che diventa Maria Elena Boschi, rappresentata da Gesua Gallifoco; Gherardo il leghista Matteo Salvini con la felpa d’ordinanza, a cui presta voce e volto Maurizio de Valerio; la Nella dai capelli dorati e gli occhi cerulei come Giorgia Meloni, impersonata da Francesca Mercuriali.

A far da cornice alla storia, oltre alla folta schiera di politici italiani più rappresentativi della vecchia e nuova guardia, alcuni personaggi televisivi e non, legati in qualche modo al “defunto”,  tra cui Mariano Apicella nei panni del calzolaio, Lele Mora in quelli del tintore e Bruno Vespa in versione notaio.

Un’idea geniale, dunque, per promuovere la cultura lirica italiana soprattutto tra le nuove generazioni, grazie alla maestria del regista e dei giovani attori: questa la mission dell’Associazione VoceAllopera che, con delicata ironia, fa sorridere, riflettere e, al contempo, offre una chance di integrazione in quanto le scenografie, ideate da Aliverta con Alessia Colosso, sono realizzate dagli ospiti della comunità psichiatrica riabilitativa La Casa di Anania della Fondazione Castellini di Melegnano.

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Tra peripezie, travestimenti, falsi testamenti e amori che sbocciano, l’opera, che è una riflessione sulla morte ma anche sulla vita che ricomincia nonostante tutto, fa un balzo di settecento anni e, improvvisamente, si rivela la rappresentazione del contesto socio-politico odierno. E chissà se anche nella realtà trionferà l’inganno di Schicchi, sorge spontaneo domandarsi.