Rolling Carpets, rock alternativo in Laguna

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ph. Roberto Bonfanti

 

ph. Roberto Bonfanti

Sono giovani, promettenti e pieni di energia, i veneziani Rolling Carpets. Il loro rock alternativo con lo sguardo oltre confine è stato una delle sorprese dell’ultima edizione di Rock Targato Italia. Abbiamo intervistato Francesco Bresin, voce, chitarra e leader del gruppo.

Il Veneto è una regione che ha sempre dato molto al rock italiano: voi che rapporto avete con la vostra terra d’origine?

Io vivo a Venezia, che credo sia un mondo a sé stante sia rispetto al resto del Veneto che rispetto a qualunque altro luogo. Il fatto di vivere quotidianamente una realtà così particolare ha avuto senza dubbio un’influenza, anche magari a livello inconscio, sulla mia scrittura. Anche il calamaro, che è il simbolo della band, è comunque un richiamo all’acqua della laguna. Però, nonostante questo, anche se il Veneto è ovviamente la regione in cui come band ci esibiamo maggiormente, i nostri riferimenti sonori e culturali guardano più al mondo anglosassone che non alla regione stessa.

Vedendoti sul palco, come approccio e movenze, mi hai ricordato Morgan da giovanissimo…

Qualcuno mi ha chiamato “scienziato pazzo”, per cui probabilmente un paragone con Morgan ci può stare.

Le vostre influenze musicali quali sono?

Il nostro sforzo è quello di creare qualcosa che possa suonare il più possibile originale: non ci interessa limitarci a replicare qualcosa di già noto. Però il cervello è come una grande spugna per cui è naturale che, ascoltando moltissima musica, finisci con l’assorbire tante influenze diverse e tutto ciò che fai, per quanto ti sforzi di staccarti dai modelli, ha sempre un collegamento con qualcosa che è già stato fatto. L’influenza più diretta credo sia principalmente quella dei Muse e, in parte minore, Arctic Monkeys, Green Day e Foo Fighters.

La mia impressione è che in voi convivano due anime ben distinte: una melodica, quasi anni ‘60, e l’altra invece più rock e diretta.

Sì, sono d’accordo. La melodia per noi è un elemento fondamentale per cui c’è sempre il desiderio di fare qualcosa che la contenga, a prescindere da quale sia la matrice (appunto più aggressiva oppure più soft) che origina un brano.

Nella canzone “Un attimo” canti “non c’è più nulla, non vedo luce attorno a me”. Ci racconti questo brano?

Mi rendo conto di essere un po’ criptico nel modo di scrivere: i miei testi non sono mai espliciti e lasciano sempre un margine di interpretazione all’ascoltatore. “Un attimo” esprime il contrasto fra il caos della vita di tutti i giorni e i momenti di intimità passati con la persona che si ama. Per cui il ritornello che citi non è nichilista come può sembrare ma descrive un momento di forte trasporto in cui tutto il mondo esterno sparisce e per te non esiste niente se non la persona che hai di fronte.

So che il vostro singolo nuovo è ormai in uscita: vuoi parlarcene?

Il singolo uscirà il 17 novembre ed è un brano pop gustoso: una power ballad molto ricercata. S’intitola “Libro aperto” ed è una canzone che racconta il potere che la musica può avere sulle persone con le emozioni che è in grado di comunicare. In fondo una vita senza musica o senza arte in genere sarebbe