Severino Gazzelloni, quel flautista dal suono vibrante di colori

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CC0 Creative Commons, ph. A_Different_Perspective
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Severino Gazzelloni, uno dei più grandi flautisti del Novecento (sicuramente il più grande in Italia) nacque il 5 gennaio 1919. Manca pochissimo, dunque, al centenario della nascita. E per ogni centenario che si rispetti, occorre prepararlo al meglio. È per questo che l’editore Zecchini ha già dato alle stampe la monografia che il flautista a sua volta Gian Luca Petrucci (autore già nel 1993 di un testo su Gazzelloni firmato a quattro mani con Maurizio Benedetti) ha scritto per commemorare l’insigne musicista: Severino Gazzelloni. Il flauto protagonista (Zecchini, pagg. 186, euro 29).

Difficoltà primaria è «riuscire a far giungere alle nuove generazioni di flautisti, ovvero coloro che di Gazzelloni hanno solo sentito parlare, quale fosse la caratteristica principale del Maestro e quale messaggio della sua composita personalità sia ancora valido e assolutamente condivisibile».

Flautista d’orchestra Rai e docente di Conservatorio, Gazzelloni «ha potuto sviluppare la sua arte in tutto l’arco della sua carriera». Per Petrucci, l’arte del flautista italiano (un’arte che a Karajan sembrava rinnovare «i fasti del virtuosismo ottocentesco»), «di chiarissima e purissima estrazione vocale, faceva della bellezza del suono il dato fondamentale e portante di ogni esecuzione. Il suo suono era ricco di colori perché la sua esperienza umana era ricca di consapevolezza».

Il testo, pensato per l’appunto anche per chi di Gazzelloni non conosce che il nome (o neppure quello), procede con ordine e coerenza: un ricco e nutrito profilo biografico (capitolo I) che si chiude con l’ultima intervista rilasciata nel ’92 (anno della morte), una trattazione sul Gazzelloni musicista (capitolo II) e sulla sua ricerca musicale (capitolo III) tra cui spicca la riscoperta, nel ’70, di Saverio Mercadante, uno sguardo sulla didattica gazzelloniana (capitolo IV) e, infine, l’elenco delle incisioni e pubblicazioni (capitolo V) e una serie di testimonianze e documenti (capitolo VI) con l’aggiunta di diverse recensioni giornalistiche degli anni ’50. Ed è proprio a scorrere l’elenco dei nomi contenuti nel capitoletto riservato alle testimonianze dedicate a Gazzelloni che si scorge la statura del grande flautista: Hindemith («Un flautista dalle qualità uniche»), ad esempio, Giulini («Uno dei migliori flautisti esistenti»), Furtwangler («Un artista prima d’ogni altra cosa»), Celibidache («Il flauto di fuoco»), Stravinskij («Strumentista eccezionale»), Boulez («Brillantissimo, fantasioso, immaginativo»), Malipiero («Artista capace di ricreare la musica ogni volta con diverso impeto»), Cage («Uno smalto ineguagliabile»).