La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo

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E’ stata una Cenerentola figlia della tradizione quella portata al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Opera di Firenze, fino al 14 novembre. La regia di Manu Lalli ha evidenziato organicità e tempi ben congegnati – come ben si adattano alla commedia, che vede nel ritmo molta della sua riuscita.

Studiata geometricamente, con le due sorellastre che circondano la povera Angelina (alias Cenerentola), la regia è arricchita dalle scene con cromia tendente al bianco fiabesco di Roberta Lazzeri e dai costumi principeschi di Gianna Poli.

Il tutto è reso onirico grazie alla presenza delle fatine, che vestite in azzurro danzano per il palcoscenico, invadendo in certi casi persino al platea, uscendo e entrando attraverso delle giganti sculture di libri presenti in scena.

L’orchestra guidata da Giuseppe Grazioli si è comportata finemente, in perfetto stile rossiniano, rispettando i tempi del melodramma, mantenendo quelle inconfondibili freschezza e limpidezza espresse da Gioachino Rossini, del quale quest’anno si festeggiano i centocinquant’anni dalla morte, simboli di una spensieratezza ormai perduta.

Passando ai cantanti, è stata di pregio la prova della Cenerentola, la mezzosoprano Teresa Iervolino, che ci incanta con la sua calda incantata voce. Non si aiuta molto con la gestualità e con la teatralità, ma a mo’ di cantante lirica di altri tempi si fa bastare la voce per deliziarci, centrando in pieno nel suo obiettivo, quello di scuotere le nostre emozioni.

Oltre a lei, ottima anche la prova del principe Don Ramiro (il tenore Diego Godoy), impegnato nel gioco di travestimento col servo Dandini – Christian Senn. Fino alla fine infatti i ruoli tra scudiero e principe saranno invertiti, di modo che Don Ramiro comprenderà che l’amore dimostrato verso di lui da Cenerentola è puro e non dettato dalla sua posizione.

Eccellente interpretazione è stata quella del basso Luca Dall’Amico nelle vesti del patrigno Don Magnifico. Sempre fresco e splendidamente ironico, il cantante si fa protagonista di una prova degna di nota sia sotto il profilo gestuale che timbrico, portando al pubblico un Don Magnifico credibile e decisamente divertente.

Volutamente non ho fatto riferimento alla trama dell’opera, resa fin troppo conosciuta dal cartone Disney, non proprio uguale, ma molto simile (la fonte originale è la fiaba di Charles Perrault, rielaborata dal librettista Jacopo Ferretti).

Quello che conta sapere è che una speranza esiste per tutti e che anche una svantaggiata come Cenerentola alla fine, nonostante la iattura del patrigno e delle sorellastre Clorinda e Tisbe, riesce a sposare il suo principe azzurro e non un principe tanto per dire, ma in effetti un vero principe.