L’eccentrico Sergio Vacchi, che ha reso eccentrica l’orbita dell’arte

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Sergio Vacchi, Mondi Paralleli, Veduta della mostra
Sergio Vacchi, Pablo Picasso rincorre Greta Garbo, Mondi Paralleli, Palazzo Fava, Bologna

Bologna che, sotto i suoi lunghi portici, vede il continuo proliferarsi di contestazioni, di idee, di rivoluzioni, decide, questo mese, di celebrare un’artista che di rinnovamenti e trasformazioni è stato avvezzo. Un uomo che, con la sua “eccentricità”, ha saputo rendere nuovi i confini dell’arte e che, alla città emiliana, deve la sua maturazione. Mi riferisco a Sergio Vacchi e alle sue opere, protagoniste dell’antologia Mondi Paralleli, realizzata da Genus Bononiae (Musei nella Città e Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna) nello storico Palazzo Fava.

L’obiettivo è, innanzitutto, offrire alla stessa città una memoria dell’artista, a due anni dalla sua scomparsa. Per questo motivo, la seconda sala, nel pianoterra di Palazzo Fava, è interamente dedicata alla sua esperienza giovanile: quattro opere testimoni della sua graduale evoluzione, dal Post-cubismo alla travolgente corrente Informale, di cui divenne, per un breve periodo, protagonista. In Alleluia (1949) la trasformazione stilistica è in atto e, così, sulla tela, sembra emergere una figura a metà tra la nota opera picassiana Les Damoiselles d’Avignon e la definitiva esplosione in Primo memoriale organico.

Ma, già dalla sala successiva, la memoria si fa collettiva, visto il suo costante pellegrinaggio (Milano, Bologna, Roma, Venezia sono solo alcune delle mete italiane toccate dall’artista). In particolare, il periodo romano, coincidente con gli anni ’60, vede un progressivo ritorno della forma, che si ricompone definitivamente nella serie di ritratti. I ritratti sono testimonianza di come Vacchi divenne, nella capitale, parte del fermento intellettuale. Non a caso compare la figura di Renato Guttuso che di Roma ne aveva fatto un punto di riferimento.

Sergio Vacchi, Virginia Woolf, Mondi Paralleli, Palazzo Fava, Bologna

Ed è proprio la ritrattistica che permette di creare un nesso tra la scena italiana e quella internazionale. Infatti, il secondo obiettivo di questa antologica, curata da Marco Meneguzzo, è quello di rileggere globalmente la sua vita da artista. Diversi sono gli elementi che lo permettono: l’apparizione di Jackson Pollock, grande estimatore dell’informale, tra lo skyline di New York;  l’intero ciclo di opere dedicato all’attrice svedese, naturalizzata statunitense, Greta Garbo, che appare come una regina; la rappresentazione di altre figure femminili come la scrittrice inglese Virginia Woolf.

Arte, cinema, letteratura: mondi distanti che sembrano, tuttavia, trovare un senso comune nel subconscio e, poi, nelle giganti tele di Sergio Vacchi. Il subconscio domina, sopratutto, negli anni ’80, periodo in cui l’artista decide di far emergere, non senza un effetto perturbante, la propria psiche. Conseguenza dell’analisi interiore è la deformazione che spesso le figure subiscono, creando, così, una sinergia tra mondi concilianti e, allo stesso tempo, disarmonici. Molteplici mondi in cui lo spettatore può immergersi, ripercorrendo alcuni dei ragionamenti logici e delle importanti riflessioni su cui l’artista si sofferma. Ne è un esempio il ciclo Il Concilio in cui, attraverso i colori (oro e porpora) e la fusione di figure e simboli, Vacchi vuole manifestare la propria opposizione al clero.

Da qui il titolo di presentazione della mostra Mondi Paralleli che, dunque, sembra alludere alla possibilità che lo spettatore ha di entrare, attraverso mastodontiche tele e ampi cicli lavorativi, nel mondo altro dell’artista, ricco di complicazioni, di esperienze e di incontri.