Se un indignato speciale non si nega a nessuno

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Jean de La Bruyère, attribuito a Nicolas de Largillière – Pubblico dominio, commons.wikimedia.org

Qual che il governo sia, non è colpa mia!“. Questa licenza poetica, che mi auto-ascrivo, mi torna utile per ritornare con la memoria a…ieri, quando sulle pagine di Repubblica Michele Serra, dalla sua amaca di largo Fochetti (il nome della rubrica del quotidiano fondato dal Fondatore, il facitore di articolesse Eugenio Scalfari) stigmatizza il vezzo di governi e governanti di addebitare ai predecessori la responsabilità delle magagne attuali.

Michele Serra è un po’ un moralista che critica questo e qual vezzo e ogni tanto ci prende e ogni tanto la fa fuori dal vasino.

Come nel suo articolo di ieri, appunto, dove scarica la sua indignazione sul nuovo scaricabarile Luigi Di Maio, che alla stampa sulla difficile situazione dei conti pubblici alza le mani e dice “Non è colpa nostra ma di chi ci ha preceduti!”.

Serra vorrebbe una classe dirigente pura, come una classe ben ordinata, composta da bravi scolaretti che facciano i compiti a casa, ma non vuole ricordarsi che la politica è, come disse il grande Rino Formica, sangue e merda. Se la prese con (quasi) tutti, Berlusconi, forse Renzi e ora anche il triumvirato Conte-Salvini-Di Maio, ma sa o dovrebbe sapere che sarebbe bene fare un bagno culturale fra le pagine di quei moralisti francesi tanto amati dal presidente onorario di Mediobanca Enrico Cuccia: scoprirebbe o ri-scoprirebbe così che loro i fendenti li riservavano a tutti .

Lui invece mi sembra l’indignato speciale che dice “oh signora mia”, avendo del resto ragione da vendere (dire “non sono stato io è colpa di chi c’era prima!” è proprio un brutto vezzo), facendo così vedere che è un po’ la Michela Murgia della situazione, presente fra l’altro anche lei ieri su Rep. con Helena Janeczek in un dialogo che era soprattutto un soliloquio vista la totale uniformità di vedute nei  botta e risposta: parafrasando Sarte, gli indegni sono gli altri.