Più attenzione ai Vigili del Fuoco, difensori del nostro patrimonio artistico

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E’ la bellezza dell’Italia che si spezza, e con essa, quel patrimonio che ci fece grandi nella storia svelando al mondo il senso e l’ordine più alto dell’arte. E in questa vicenda, fatta di umana perfezione e fragilità, occorre individuare la capacità universale e individuale di salvare l’Idea, l’Opera, l’Identità.

Ma siamo troppo impegnati a discutere di modelli economici e di spread, di traiettorie finanziarie e di mercati; tanto basta, purtroppo, per distrarci dalla conoscenza intima dei millenni, perché svuotati e resi disperati da astrazioni ideologiche e da contrapposizioni filosofiche. Siamo confusi, convinti di poter scindere e spezzare in diverse apparenze la sola ed unica sembianza dell’Italia: il Tutto Unitario e la sintesi della Cultura, del Paesaggio e della Storia, dell’Uomo e del Pensiero, del Mito.

Stratificazioni. E le specificità e i caratteri distintivi di questo Paese a “geometria variabile”, le potenti segnature e le testimonianze dell’umanità sono minacciate da una pressoché inedita sovrapposizione di rischi (idraulico e idrogeologico, sismico, incendi boschivi).

Ma accade che alcune di quelle mani che porsero l’acqua e la benda, che scavarono tra le macerie nel dramma, che fermarono la caduta del Campanile, oggi sono ferite e mortificate per lassenza di un’attenzione. Si tratta del personale “discontinuo” dei Vigili del Fuoco, di cui CulturaIdentità raccoglie l’accorata istanza.

Da qui l’appello che Edoardo Sylos Labini e il sottoscritto, Coordinatore Territoriale per la Città di Reggio Calabria, rivolgono al Governo.

«Siamo certi che una azione ispirata ad una politica di conservazione e sviluppo sostenibile, che coniughi la tutela e la valorizzazione delle risorse alle attese di crescita economica del territorio, possa finalmente aprire nuove prospettive alla istanza di questi servitori dello Stato, avviando quel processo di stabilizzazione sin ora disatteso. Si tratta di un contingente di circa 12.000 unità – continua Sylos Labini – a cui sono molto vicino per giovanile memoria e per aver svolto servizio in quella Corporazione. E di fronte all’urgente necessità di fronteggiare e risolvere la delicatezza del nostro immenso patrimonio artistico e architettonico e le fragilità del territorio, reputo che non si possa attendere oltre. Ritorniamo ad occuparci della cultura e delle identità nostre, dunque; promuoviamo quell’immensa opera di messa in sicurezza del Paese, allora, e forse contribuiremo anche a riformulare qualche principio dell’economia colpevolmente dimenticato».