Calici in altro per la legittima difesa. Ora speriamo nel regalo di Natale

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Uniti si vince”. Così, ieri, tra le mura dell‘Osteria dei Amis di Gugnano, a Casaletto Lodigiano, si è festeggiato il primo passo verso la legge per la legittima difesa, approvata in Senato lo scorso 24 ottobre con 195 voti favorevoli, 53 contrari e un astenuto.

Piatti tipici della cucina lodigiana, sorrisi sopravvissuti alle più cruenti tragedie e bicchieri in alto tra le mura di quel locale dove la notte del 10 marzo 2017 l’oste Mario Cattaneo sparò e uccise, nel tentativo di difendere la sua famiglia, un ladro romeno introdottosi all’interno della sua proprietà con altri tre complici.

Ad organizzare l’evento UNAVIUnione Nazionale Vittime, in prima linea a fianco delle vittime dei reati violenti e dei familiari di quest’ultime.

«La difesa deve essere sempre legittima. – ha commentato la Presidente UNAVIUnione Nazionale Vittime, Paola Radaelli – Oggi festeggiamo la legittima difesa. Vedere negli occhi delle vittime, e dei loro familiari, una luce di speranza, ci ripaga per il lavoro svolto fino ad oggi. Auspichiamo che questo ddl passato in Senato divenga legge come regalo di Natale».

Ad affiancare Mario Cattaneo anche il tabaccaio milanese Giovanni Petrali, che nel maggio 2003, minacciato e malmenato dai rapinatori, sparò all’interno della sua attività quattro colpi andati a vuoto e altri tre all’esterno, uccidendo accidentalmente uno dei malviventi.

Così come Giuseppe Maiocchi, gioielliere, anche lui milanese, che il 12 aprile 2004 sparò e uccise, ricevendo così una condanna per omicidio volontario con il figlio Rocco, uno dei rapinatori che aveva sfondato con una mazza chiodata una delle loro vetrice in via Ripamonti.

Stessa sorte per Franco Birolo, tabaccaio di Civè di Correzzola, accusato di eccesso colposo di legittima difesa perchè nell’aprile 2012 uccise un ladro moldavo, introdottosi per rapinarlo all’interno della sua tabaccheria. Ma non solo.

All’interno dell’osteria dei Amis, infatti, anche i familiari di coloro i quali non hanno potuto difendersi in alcun modo.

«Ritengo giusto, opportuno e legittimo che nel momento in cui ti trovi qualcuno in casa tu possa difenderti. – commenta Federica Pagani, vedova di Pietro Raccagni, il macellaio di Pontoglio ucciso nel luglio 2014 da quattro albanesi che entrarono in casa sua – Una vittima, dopo una tragedia del genere, rimane sola, con il sostegno di Unavi spero che il Governo ci stia a sentire».

Della stessa opinione anche Rosita Solano, figlia di Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, i due coniugi barbaramente uccisi da un ospite del Cara di Mineo, centro di accoglienza per richiedenti asilo in provincia di Catania.

«Ancora oggi è difficile raccontare questa storia, – afferma la Solano – ma voglio sottolineare che come vittima mi sento ancora oggi abbandonata dallo Stato. Non c’è tutela, non c’è assistenza immediata, nessuno ti viene a sostenere. Io mi sono occupata delle spese legali, degli eventuali periti, medici legali, psicologi. Insieme noi stiamo trovando il coraggio per lottare e non mollare, è una forza sostenerci a vicenda».

Un clima che lascia per qualche istante l’aria di festa per porre l’attenzione su quelle tragedie che hanno spinto vittime e familiari a muoversi, e non arrendersi, per cambiare la legge.