“La Rampicante” di Davide Grittani, romanzo vitale e disperato

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"La Rampicante" di Davide Grittani, romanzo vitale e disperatoDopo Rondò (Transeuropa, Ancona 1998), E invece io (Biblioteca del Vascello, Torino 2016) ritroviamo Davide Grittani, classe 1970, giornalista e scrittore, con il suo terzo romanzo, La rampicante (LiberAria Editrice 2018, 250 pagine).

Com’è nato La Rampicante?

E’ nato da un episodio di cronaca realmente accaduto nei primi anni ’90 in Liguria che mi ha colpito profondamente. Si tratta di un insolito suicidio di una persona che aveva da poco ricevuto un trapianto di cuore. Non capivo come fosse possibile, così ho scavato più a fondo e ho capito che questa persona aveva cercato informazioni sul suo donatore e scoprì che si trattava di un un esponente della famosa mafia del Brenta. Questo gesto mi ha fatto capire quanto fosse importante il tema etico che sta alla base della donazione: cosa diamo, cosa riceviamo e come ci rapportiamo rispetto a questo genere di cose.

Come si intreccia questo avvenimento con la vita dei protagonisti nel tuo romanzo?

Ho cercato di andare fino in fondo e di capire cosa ci fosse alla base, ho scoperto un modo molto importante di concepire il trasferimento della nostra vita in quella di altri. Ovviamente questo non mi bastava per un romanzo di 250 pagine, dovevo avere una storia e l’ho trovata all’interno di una vicenda famigliare molto violenta. La considerazione principale è partita dall’idea che consideriamo molto poco quello che di noi passa agli altri e non abbiamo interesse nello scoprire che ciò che per noi non ha valore, per qualcun altro lo ha, addirittura infinito. La Rampicante è una riflessione su tutto ciò che non siamo in grado di riconoscere come un dono.

Qual è stata la difficoltà più grande nel corso della lavorazione?

Riuscire a rendere credibile una storia del genere. Pensare di incentrare un romanzo solo sul trapianto era impossibile; invece costruire una trama intorno a personaggi che si scambiano continuamente dei messaggi di vita e di disperazione sarebbe stato, appunto, molto più credibile. E’ una storia che inizia nel 2001 e termina nel 2016, una sorta di epopea di un ragazzo che dai 15 anni arriva ai 30 e che si consuma in quella regione meravigliosa d’Italia che sono le Marche, un posto di cui non si parla mai abbastanza, quasi ombroso; da qui nasce la metafora della rampicante, una piantagione che non ama la luce, ma che anzi predilige l’ombra.

La protagonista si chiama Edera: perché?

Edera è una bambina di cinque anni che vive in una famiglia molto disagiata e che in qualche maniera salva la vita di tutti. Il protagonista, Riccardo, è stato adottato e non riesce ad avere figli, è come una specie in via d’estinzione, un pezzo unico che non è mai nato e da cui non si nasce; questa bambina è in qualche modo il suo tentativo di ricucire con la vita. Edera soffre di paracusia, una patologia che provoca allucinazioni uditive: sente delle voci dentro di sé. Quando i due protagonisti si uniscono sembrano essere fatti l’uno per salvare la vita dell’altra. Chi dei due salverà l’altro è una conclusione che lascio al lettore.

Come presenterai il libro?

Una delle cose su cui puntiamo molto è l’idea di maternità e paternità: in Italia si occupano dei bambini persone che non hanno bambini… Io credo che l’infanzia sia e resti  un passaggio fondamentale nella vita di ogni individuo, ma nessuno ne parla più, è completamente fuori dall’interesse delle persone. Viviamo nel mondo social, non c’è più il contatto tra le persone, per questo ci perdiamo  pezzi importanti di storia che nella stragrande maggioranza dei casi hanno a che fare con i bambini. Il romanzo attraversa quindi anni di storia e passa per il 2016, anno del terremoto nelle Marche e in Umbria: è come restare legati alla storia che gravita intorno al romanzo.

Sembra quasi la sceneggiatura di un film…

Me lo dicono in molti. Abbiamo realizzato un booktrailer, spero ci sia un interesse per poi magari in futuro realizzare davvero un film. Oggi inizia un giro di anteprime di presentazioni e il libro uscirà l’8 novembre.

Una curiosità sul tuo romanzo?

La dedica è tratta da una canzone di Niccolò Fabi che si intitola Le cose che non abbiamo detto, lui ne è rimasto colpito e mi ha concesso l’autorizzazione a usarlo.