Meluzzi: “Caso Desirée, pugno duro e ripristino dell’autorità dello Stato”

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Ph Twitter @a_meluzzi
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Alessandro Meluzzi, psicoterapeuta, criminologo e docente universitario, intervistato su lospecialegiornale.itprende posizione sul caso che in questi giorni sta animando il dibattito politico: l’abietto assassinio di Desirée Mariottini, la sedicenne romane trovata morta in una zona fatiscente e fuori controllo di Roma in via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo, secondo le indagini in corso drogata all’inverosimile e violentata da almeno 4 soggetti immigrati irregolari, spacciatori e padroni della zona della movida romana. Siamo di fronte ad una vera minaccia per la sicurezza nazionale, dichiara Alessandro Meluzzi. E’ importante rendersi conto che l’immigrazione incontrollata alimenta il mercato della criminalità organizzata, incrementando il rischio di violenze e di omicidi efferati come quello della giovanissima Desirée. Un monito al Governo e al Parlamento: «le nostre città vanno ripulite, gli spacciatori vanno arrestati, processati e condannati senza alcun riguardo». (Redazione)

Professore, lei ha subito messo in risalto come ci si trovi di fronte ad un nuovo “caso Pamela”. Cosa glielo fa pensare?

Innanzitutto la presenza sul luogo del crimine di queste bande di spacciatori africani, nigeriani, senegalesi e magrebini che sono a mio giudizio dei veri e propri mercanti di morte e che detengono ormai il monopolio del traffico di droghe pesanti nelle nostre città. Questi diventano predatori naturali di povere ragazze che in alcuni casi si rivolgono a loro per cercare sostanze stupefacenti, accettando anche di scendere a compromessi e correndo così un rischio altissimo. Nel caso della povera Desirée pare sia rimasta vittima di una trappola orchestrata dai suoi carnefici, che l’avrebbero attirata in quel luogo dietro la promessa di restituirle un tablet che le sarebbe stato rubato. Ma questo ovviamente dovranno chiarirlo le indagini. Questi spacciatori di morte sono molto diversi da quelli di una volta, il cui interesse era unicamente quello di fare business. Nella loro oscena tribalità questi soggetti esercitano anche violenza sessuale, sopraffazione, uccidono per soffocamento o in maniera barbara. Siamo di fronte ad una minaccia vera per la sicurezza nazionale, soprattutto quella degli adolescenti che sono i soggetti più fragili.

Cosa occorrerebbe fare a questo punto?

Bisognerebbe iniziare cambiando la mentalità. Purtroppo questi ragazzi vengono oggi educati sulla base di una narrazione politicamente corretta che sta producendo danni incalcolabili. Nessuno ovviamente si sogna di dire che i giovani debbano essere educati al razzismo, ma non si può neanche far passare il messaggio che non esista alcun pericolo determinato dalla presenza di un elevato numero di stranieri nelle nostre città, gente il più delle volte spostata che vive di espedienti e completamente al di fuori di ogni minima forma di legalità. Non è vero che non bisogna avere paura di niente e di nessuno, che si debba dialogare con tutti. Poi sarò molto curioso di vedere come verranno puniti i responsabili di questo orrendo omicidio. A Bossetti è stato dato l’ergastolo nonostante i tanti dubbi che secondo me continuano a sussistere sulla sua colpevolezza, spero che la Giustizia sappia essere altrettanto severa con gli assassini di Pamela e Desirée senza eccessivo garantismo.

Tutto sarebbe avvenuto all’interno di uno stabile abbandonato e occupato abusivamente e dove, a leggere le cronache, tutti sapevano che si spacciava. Anche questo che sta a significare?

Purtroppo nelle nostre città è sempre più evidente la presenza di zone franche ormai diventate terra di nessuno, dove si spaccia droga e si compiono reati di ogni tipo, e dove bisogna avare paura anche soltanto ad avvicinarsi. Dirò di più, in certe parti ci sono addirittura delle vere e proprie protezioni di tipo militare ad opera di queste mafie straniere che impediscono a chiunque l’ingresso nelle aree dell’illegalità. Tutto questo, non mi stancherò mai di ripeterlo, è il prodotto di una mentalità ideologica e buonista che ha portato in pratica queste persone a godere quasi di un’impunità totale che va oltre le regole del vivere civile. Si tollerano le occupazioni abusive e anziché indignarsi per questo, si criticano le forze dell’ordine o le autorità che provano a sgomberare questi stabili. E’ assurdo. Bisogna procedere con il pugno duro, liberare tutte queste zone franche, ripristinare l’autorità dello Stato e rispedire queste persone da dove sono arrivate, altrimenti cacciati da una parte, andranno ad occupare da un’altra. 

Cosa si sente di dire al ministro Salvini?

A Salvini, al Governo e al Parlamento suggerisco di ‘rastrellare’, anche se il termine può sembrare troppo forte, queste aree dell’illegalità. Le nostre città devono essere ripulite, perché non è possibile veder stazionare spacciatori ad ogni angolo delle strade, come se spacciare droga sia la cosa più normale e lecita del mondo. C’è una situazione di presunta impunità che questi loschi individui percepiscono e che li porta a fare tutto ciò che vogliono. E’ arrivato il momento di sradicare questi santuari dell’impunità visto che tutti sanno dove questi soggetti vivono. Vanno arrestati, processati e condannati senza alcun riguardo, evitando sentenze stravaganti come quella che ha portato a riconoscere le attenuanti ad un africano perché, secondo il giudice, spacciava per necessità. Smettiamola di trattare lo spaccio di droga come un reato minore. Il ministro Salvini e il Parlamento devono dare risposte concrete alletante famiglie che temono per il futuro dei loro figli spazzando via certa ideologia buonista e politicamente corretta di un’accoglienza indifferenziata e di un’apertura senza difesa. E smettiamo anche di fare l’elemosina agli stanieri che ci portano il carrello fuori dal supermercato, perché il ricavato delle nostre elemosine rischia di finire nelle casse della mafia nigeriana.