Miguel Bosè ripudia marito e mezza prole

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miguel bose ripudia il marito e mezza prole
ilgiornale.it
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“A quanto ar chilo i regazzini, oggi, signo’?”  “A meno che gnente: t’i regalo!”

E mi sembra di sentire anche il tono un po’ canzonatorio dei mercatini rionali romani; quelli nei quali mi perdevo per ore, anche se dovevo comprare solo qualche chilo di frutta e verdura.

Già! A quanto al chilo, oggi, i figli, al mercato dell’egoismo? La dichiarazione di Miguel Bosè non arriva inattesa: è solo la più fragorosa. Chissà quanti se ne contano, nascosti nelle rughe del silenzio di casta, di abbandoni di figli di nessuno.

Eppure, il borioso italoispanopanamense figlio dell’attrice cassiera e dell’algido torero Dominguin non ci ha pensato due volte a dividere salomonicamente la numerosa prole acquisita senza battere colpo: due gemelli a me, due gemelli a te, caro “marito”! Due me li porto io, in Messico, due li tieni tu, in Spagna. E, quando i “fratelli” vorranno vedersi, abbracciarsi, annusarsi, potranno farlo in videoconferenza su Skype.

Complimenti, cari genitori 1 e 2! Anzi, complimentoni! Ottimo esempio di amore familiare e paterno! Già i quattro bambini NON potranno MAI conoscere le rispettive mamme, provenendo da ovaie e uteri anonimi, a cui è stata liquidata regolare parcella. In più, a meno di dieci anni, NON conteranno più sulla quotidianità della vita familiare, ma, cosa aberrante, saranno separati in parti uguali (chissà se anche per peso e statura…) fra i due “membri” del paio genitoriale.

Oggi, con una pena grande quanto una casa nel cuore, posso pronunciare l’orrenda frase: “Lo avevo detto!

Sì, lo avevo detto fin dal primo vagito di questa legge scellerata sulla genitorialità  surrogata e sui matrimoni fra persone dello stesso sesso: sono contronatura e non funzioneranno!

E non era un giudizio legato solamente al comportamento sessuale birichino della maggior parte della comunità gay mondiale. No, era un’evidente analisi sul disagio, sul disturbo psicologico, nei rapporti genitori/figli di buona parte di queste nostre attuali generazioni di gay.

Innegabile, per carità, il dramma che molti fra noi omosessuali – grazie a Dio, non io – abbiamo dovuto vivere proprio nelle famiglie d’origine, ma, proprio per questo, se tanti non sono riusciti a riequilibrarsi, come mai potranno garantire ad un figlio un amore sereno e un calore vivificante?

Conosco, ad esempio, chi ha fatto cancellare, alla babysitter, la figura della mamma anche nel racconto delle favole più conosciute, per evitare che il bambino ne potesse memorizzare l’esistenza.

E anche chi, cieco e folle di egoismo, non porta il figlio della provetta dai nonni, per non confonderlo sui sentimenti… Certo, sono casi estremi, ma, purtroppo, esistono. Soprattutto dove gira più denaro.

La vigliaccata della separazione in parti uguali della figliolanza NON tiene conto del diritto dei fratelli di crescere insieme, di litigare a turno con un fratello o con l’altro, di confidarsi segreti, necessità, urgenze, piaceri e vizietti. Di presentarsi amici e amiche, di scambiarsi le conquiste dell’adolescenza e della gioventù. Di sbagliare insieme o aiutarsi nel bisogno.

Ma, già, tutto questo farebbe Famiglia, e nel terzo maledetto millennio la Famiglia è roba stantia.

O, forse, no!