Roma Caput Mundi. All’Off Off Theatre la fragilità dei vent’anni

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Roma Caput Mundi. All'Off Off Theatre la fragilità dei vent'anni
Roma Caput Mundi, Courtesy FabiSavona Press Office
Roma Caput Mundi. All'Off Off Theatre la fragilità dei vent'anni
Roma Caput Mundi, Courtesy FabiSavona Press Office

Roma Capitale dei sogni. Ma anche città dai mille volti che nasconde, in paesaggi e periferie dove l’unica regola vigente è quella del più forte, violenze e criminalità organizzata. Scenari nascosti, velati dall’indifferenza dove spesso sono i giovani a pagarne le conseguenze.

Così la Città Eterna diventa quasi l’ago della bilancia, etico e morale, di un Paese in cui la politica sembra non offrire concrete soluzioni. Roma Caput Mundi, in scena all’Off Off  Theatre fino al prossimo 21 ottobre, è l’ultimo lavoro del giovane drammaturgo Giovanni Franci che, dopo il successo della pièce L’Effetto che fa sul caso Varani, con cui l’autore ha ricostruito sul palcoscenico indimenticati fatti di cronaca nera, vede come protagonisti i tre interpreti Fabio Vasco, Valerio Di Benedetto e Riccardo Pieretti per l’inaugurazione della nuova stagione del teatro capitolino di via Giulia diretto da Silvano Spada.

E in un gioco di luci e ombre, di scenografie essenziali, tre ventenni in un luogo abbandonato sono ostaggio della contemporaneità che spesso toglie la speranza. Lo spettacolo affronta il mito del machismo, l’intolleranza nei confronti del diverso, la xenofobia e l’omofobia. Da qui l’odio per chi ha un orientamento sessuale diverso e per gli immigrati. E in questo viaggio ideale al termine di una notte nel cuore della Capitale, la riflessione, quasi psicanalitica, cade sul tema della paura. Uno spettro freudiano, il rapporto con le sessualità e i padri, le responsabilità introvabili sul consumo e lo spaccio di cocaina che diventa la dea invincibile da venerare con cui affrontare la quotidianità in un modello di vita che è poi uno stile vincente canonizzato sull’altare di chi ne fa uno strumento di vittoria per affrontare il futuro mascherando e celando le proprie debolezze.

Roma Caput Mundi. All'Off Off Theatre la fragilità dei vent'anni
Roma Caput Mundi Courtesy FabiSavona Press Office

«Lo spettacolo Roma Caput Mundi riparte lì da dove è terminato L’Effetto che fa, con lo stesso cast, gli stessi collaboratori, nello stesso teatro, come a riprendere le fila di un discorso precedentemente iniziato, che non abbiamo alcuna intenzione di interrompere, né di chiudere. Mi è capitato spesso di stare a contatto con ragazzi molto simili ai tre protagonisti di Roma Caput Mundi, soprattutto durante la stesura del testo, e non ho potuto fare a meno di notarne l’estrema fragilità che nascondono dietro le loro maschere brutali, spesso grottesche- spiega il regista Giovanni Franci. Quasi tutti si dichiarano xenofobi, si dicono omofobi, sono pieni di fobie, insomma, pieni di paure: non sono affatto forti.La paura è un termine freudiano. In questo senso, per lo spettatore, potrà essere interessante leggere lo spettacolo in chiave psicanalitica; il rapporto con i padri, con la sessualità, l’iniziazione all’età adulta, sono fatti determinanti e scatenanti in Roma Caput Mundi. Le conclusioni a cui sono giunto, a cui mi hanno portato i tre ragazzi protagonisti dello spettacolo, il finale per intenderci, ha sorpreso e inquietato anche me».

Viscerale e scritto con gli occhi di chi vive il presente cogliendone tratti e sfumature anche negli angoli più nascosti, Roma Caput Mundi è uno spettacolo-manifesto, contro la violenza,la xenofobia, l’omofobia.