Alexia: “Io non sono solo “pum pum pum”…”

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Regina dell’eurodance anni ’90 e 2000, è divenuta famosa per aver interpretato diversi successi in lingua inglese, come la colonna sonora del film cult Trainspotting (Think about the Way) e i tormentoni estivi Uh la la la e Gimmy Love, per poi passare agli italianissimi brani Dimmi Come e Per dire di no (piazzatisi rispettivamente al secondo e primo posto del 52 e 53 Festival di Sanremo). Nella sua carriera ha venduto oltre sei milioni di dischi e quest’anno ha dato vita a un tour internazionale dove propone oltre ai suoi cavalli di battaglia l’ultimo album Quell’altra.

E’ salita su un palco per la prima volta a quattro anni. Voleva già fare questo lavoro?

Penso proprio di sì. Cantare faceva un po’ parte della mia vita e ho sempre cercato di incanalare le mie energie su questo nella speranza che andasse a finire bene. Avevo un piano B, ma questo perché da piccoli si emulano le persone che ti lasciano qualcosa di positivo. Pensavo a una eventuale maestra elementare perché mi piaceva la mia maestra…ma non era sicuramente il mio lavoro!

C’è una persona che ha creduto in lei fin dall’inizio?

Sì, mia mamma. Perché in fondo ci deve essere sempre qualcuno che ti dia una mano con la tua stima. E lei con la sua semplicità e totale inesperienza, con la sua ingenuità, è riuscita a farmi quotidiane iniezioni di autostima. Anche nel mondo della musica, tutti coloro che hanno lavorato con me e che ho incontrato nel mio cammino hanno creduto in me. Chi ha lavorato con me ha sempre sostenuto una mia grande professionalità, su questo ne sono certa.

Cosa ha accettato pur di fare la cantante?

Sicuramente non di andare a letto con qualcuno, perché è una cosa che mi fa schifo. Sono stata sempre attenta a questo genere di cose. Mi spaventavano molto. Forse inizialmente ho accettato di prendere una strada diversa da quella che avevo in mente. Io infatti volevo puntare sulla musica pop italiana: scrivevo dei pezzi in italiano perché il mio sogno era quello di salire su un palcoscenico come quello di Sanremo Giovani e fare l’iter che si fa solitamente. Invece il destino ha voluto che la carriera con la musica in inglese mi portasse ad avere successo, quindi mi sono concentrata su quello. E grazie a questo percorso sul palco di Sanremo ci sono andata direttamente come big. Ho preso una porta “di servizio” per poi accedere a quella che mi interessava.

Qual è l’aspetto che le piace meno del suo lavoro?

Come in tutti gli ambienti lavorativi ci sono delle ingiustizie che in alcune fasi della vita non ti toccano, mentre in altri momenti della vita, o della carriera, non dico che li subisci però li percepisci come tali. Ci sono delle cose che non concepisci fino a un certo punto, ma bisogna cercare di andare avanti.

C’è stato un episodio OFF agli inizi della sua carriera?

Non me ne vengono in mente, anche perché sono una che ha sempre parlato pochissimo e agito moltissimo, per cui difficilmente ho detto cose nel momento inopportuno. È un lato del mio carattere che poi ho cercato di migliorare, perché si vive un po’ troppo chiusi in se stessi…e oggi mi sento un po’ più serena da quel punto di vista

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Il suo ultimo album si intitola proprio Quell’altra. Che differenza c’è tra “quell’altra” e l’Alexia di ora?

Adesso mi sento come una persona che ha smesso di fumare quattro pacchetti di sigarette al giorno: respiri meglio, percepisci gli odori, le sfumature della vita… mentre prima avevo una mia visione molto bidimensionale…Ora ce l’ho tridimensionale.

In beata gioventù parla della giovinezza. Che rapporto che ha con il tempo che passa?

Un rapporto particolarmente sereno, fintanto che non mi accorgo poi di avere una quantità di ricordi importanti. Ogni tanto mi spaventa questo, però credo che alla fine sia una cosa con cui fare i conti, fa parte della vita. Tutto sommato il passare del tempo, e l’aumentare la propria esperienza a livello di vissuto, ti consente di avere una capacità di riflessione maggiore, anche di percezione delle cose della vita in maniera nuova. Quindi è molto bello. Anche l’età matura ha i suoi vantaggi.

Alexia, lei ha lavorato anche all’estero. Come mai in Italia è sempre più difficile fare carriera?

L’Italia è un paese che capisco sempre meno e amo sempre più. L’unico consiglio che posso dare ai giovani è di tenere gli occhi e le orecchie aperte. Bisogna essere molto lucidi con le scelte che si fanno…

Lei si è pentita di qualche scelta?

Io ho portato avanti per molto tempo alcune situazioni che sentivo che mi pesavano, ma mi sentivo come se non avessi una scelta alternativa. Poi mi son resa conto che in realtà ne avevo mille ma non le guardavo. Non prendevo in considerazione l’idea di un’alternativa e quando l’ho fatto è stato facilissimo aprire una finestra e sentire che l’aria era fresca e si poteva andare in un’altra direzione. Cosa che ho fatto.

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Cosa pensa dei talent show?

Penso che alla fine vada preso atto che è l’unico modo per le case discografiche di avere un bacino dove trovare degli artisti emergenti senza tirare fuori una lira, se non che non sia quella di un eventuale contratto discografico che fanno a quelli che ottengono più gradimento. Va accettato perché si sa che il mercato discografico oggi è molto in crisi e anche loro devono trovare delle soluzioni per far tornare i conti. Per molti anni l’industria discografica ha avuto seri problemi, soprattutto in un paese piccolo come il nostro dove il bacino di utenza è sempre più improntato con gli streaming e con le visualizzazioni, i download. Finchè i talent show faranno da bacino alle case discografiche, esisteranno…quando capiranno che in fondo alla fine hanno solo lo scopo di illudere tanti giovani, forse finiranno. Sono delle cose molto interessanti, molto belle da vedere, però hanno un pò l’illusione di creare, di costruire qualcosa…Mi viene da pensare anche a queste reazioni eccessivamente emotive che delle volte si hanno quando si ascolta una canzone, o una cantante. Io ce le ho anche per la strada quando ascolto dei ragazzi che si esibiscono, e che sono bravi uguale. Quindi dobbiamo un attimo cercare di ricontestualizzare le cose,

C’è una canzone che non avrebbe fatto? 

Ce ne sono tante…

E quella a cui è più legata?

In questo momento sono legatissima alle canzoni del mio nuovo album, perché dopo tanti anni sono riuscita a realizzare qualcosa che mi rappresenta al cento per cento, sia dal punto di vista delle sonorità che dei testi e della mia interpretazione. Poi ci sono le canzoni del passato che ti rimangono sulla pelle, che piacciono al pubblico e che sono imprescindibili, e questo mi sta bene.

Quando non lavora cosa la rilassa?

Amo il cinema, mi piacciono molto le commedie francesi e ho cominciato anche a studiare da poco il francese, che mi appassiona. Il cinema mi piace come forma d’arte, e mi piace ascoltare qualsiasi genere di musica perché voglio farmi una cultura sempre. Inoltre, mi piace studiare la chitarra che ho cominciato da qualche anno. Suonare questo strumento mi rilassa molto, e poi sentivo che mi mancava e che poteva completare il discorso della scrittura. Nel tempo libero amo anche viaggiare e visitare i posti che hanno una storia, ma quelli che non hanno una storia e nascono da zero, come ad esempio Dubai…nonostante sia tutto artefatto è un luogo strepitoso.

C’è qualche artista con cui le piacerebbe lavorare?

Ce ne sono tanti giovani che mi piacciono: come rapper mi piace molto Fabri Fibra, la sua voce mi fa impazzire. Poi mi piacciono le nuove generazioni come Ghali -ma non è detto che voglia fare una cosa con lui, anche perché è altissimo e sfigurerei! (ride ndr)- e mi piace molto Coez, Cosmo, e Giorgia (anche se è una mia coetanea)perché  è una cantante che stimo tantissimo.

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Ma senza dubbio, una cosa che amerei sarebbe che il mondo dello showbiz si accorgesse di me e mi chiamasse quando fa quei bellissimi tribute di cantanti. Ogni volta che c’è la possibilità di attraversare la canzone di un grandissimo artista, autore, compositore, e di dare forma a questa arte con la tua vocalità, con il tuo vissuto, con quello che questo artista ha rappresentato per te è un momento di emozione enorme, sia per me che lo vivo che per le persone che ascoltano e che lo vivono insieme a me. Quindi perché privarmi di questa opportunità quando sanno perfettamente che sono in grado di farlo?

Io non sono solo “pum pum pum”, sono anche altre cose oggi!

E in futuro, cosa le piacerebbe realizzare?

Io vorrei andare avanti altri venti anni minimo, come se tornassi indietro perché mi sento come quando ho iniziato, con lo stesso entusiasmo, la stessa voglia. Io non devo dimostrare più niente e voglio stare bene, voglio divertirmi con questo lavoro…è come se ricominciassi, è come se ricostruissi tutto…quindi ce ne sono di cose da fare!