Silvano Spada: “Il mio teatro guarda all’Off Broadway”

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Silvano Spada:
Ph .Ufficio Stampa Carla Fabi e Roberta Savona
Silvano Spada: "Roma è sismografo etico e culturale d'Italia"PH. Ufficio Stampa Carla Fabi e Roberta Savona
Ph .Ufficio Stampa Carla Fabi e Roberta Savona

Silvano Spada è il direttore artistico dell’Off/Off Theatre, spazio scenico avveniristico ed elegante, disegnato da un architetto iraniano allievo di Fuksas e ambientato nella storica via Giulia di Roma, che dall’anno scorso accoglie un cartellone variegato fra tradizione e innovazione. Il nuovo palco capitolino ha già conquistato la difficile fascia di pubblico compresa fra i 24 e i 45 anni.

Come è nata la coraggiosa idea di aprire questo nuovo teatro?

 E’ tutta la vita che sono nello spettacolo e volevo dare un contributo al teatro. Ho fatto incontri che mi hanno insegnato e protetto: da Anna Magnani a Paolo Stoppa, a Rina Morelli. Ho organizzato festival e avere uno spazio mio era un sogno. Abbiamo restaurato uno spazio rimasto abbandonato per più di cinquant’anni che prima era un ristorante modaiolo della Dolce Vita e poi una casa d’aste.

Fin dal nome c’è la volontà di essere alternativi e internazionali?

La definizione “Off Off” guarda a Broadway, a Parigi, a Berlino e a Londra. Vogliamo collocarci fuori dalla stasi perché, senza dare voti a nessuno, c’è un po’ una situazione cristallizzata degli spazi romani. Qui si incontrano sia i protagonisti del teatro sia i volti nuovi che in genere sono separati. Con tutto il rispetto per i grandi autori, la nostra attenzione maggiore è per le novità e le tematiche più vicine a tutti: dalla vita di coppia alle differenze di genere, ai temi sociali. L’anno scorso è andata bene e anche ora si percepiscono attesa e simpatia.

Qual è l’identikit del vostro spettatore?

Sono felice perché il pubblico è trasversale. Ci sono moltissimi giovani che non hanno preferenze specifiche per un teatro politicizzato. Anche i borghesi non sono quelli sonnolenti che spesso capita di incontrare. E’ una tipologia di persone molto differente dal consueto. La scommessa, il traguardo e il nostro gioco consistono proprio nell’allargare il pubblico che purtroppo è destinato a ridursi e a non rinnovarsi. Siamo molto seguiti sui social e la nostra fascia va dai 24 ai 45 anni.

La stagione ha come filo conduttore la città di Roma. In quale prospettiva?

Sono profondamente italiano, per cui sono innamorato di Milano, adoro il Meridione e Roma è la mia città, in cima ai miei pensieri. Non è solo un fatto sentimentale. Roma è una metafora, il sismografo etico e culturale di tutto il Paese. E’ un simbolo: ciò che succede a Roma si riverbera dappertutto. I temi affrontati sono proprio quelli che in questo momento storico determinano la sua condizione molto difficile. Si spera che, rimboccandosi le maniche, il futuro sia migliore. Non manca il divertimento: il teatro aiuta a riflettere e pensare, ma non ha solo funzione pedagogica. Ci sono nuovi comici straordinari. Non deve scoppiare il cervello: la noia va evitata. C’è anche il mio testo Tangeri, città che conosco e frequento da sempre, un ritrovo di intellettuali: tratta la figura mitica di un celeberrimo cantante e ballerino degli anni Trenta, perseguitato dal regime franchista.