Mozart a Milano grazie al giovane direttore d’Orchestra Enrico Saverio Pagano

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Enrico Saverio Pagano, il giovane direttore d'orchestra che porta Mozart a Milano

Enrico Saverio Pagano, il giovane direttore d'orchestra che porta Mozart a MilanoUn tour in 13 città lombarde di un concerto dedicato alle composizioni scritte da un giovane Mozart durante i soggiorni milanesi, un progetto presentato dalla fondazione Carlo MonzinoA dirigere l’orchestra il giovanissimo Enrico Saverio Pagano, classe 1995, fondatore dell’Orchestra Ildebrando Pizzetti e ideatore di M@M – Mozart a Milano, che ha ottenuto il patrocinio dell’associazione European Mozart Ways promotrice delle collaborazioni artistiche e culturali incentrati sulla vita e le opere di Mozart.

Il panorama musicale giovanile va dal pop, al rap e al trap. Come mai hai scelto la musica classica?

Da quando ero bambino, in famiglia si ascoltava musica classica: mia madre dice che anche quando era incinta ascoltava Mozart e Bach. Dall’atra parte c’era mia nonna, che era una melomane e quindi la sera quando andavo a dormire invece delle favole mi raccontava trame d’opera. Ho coltivato fin da subito l’ascolto della classica: ho iniziato a studiare violoncello all’età di otto anni.

Quando hai capito che la musica sarebbe diventata parte fondamentale della tua vita?

Ho capito che non avrei potuto vivere senza la musica quando per la prima volta, alle medie, ho iniziato a studiare teoria della musica. Non ho deciso subito che sarei divento direttore; mi piacevano anche letteratura e filosofia, ma poi gli impegni musicali hanno prevalso.

Com’è nata l’orchestra?

Un po’ per caso. Suonavo in quartetto durante i primi otto anni di conservatorio a Gallarate. In quella zona e soprattutto in conservatorio non esisteva un’orchestra, se ne parlava sempre davanti alla macchinetta del caffè e ogni tanto si pensava all’idea di formare un’orchestra perché in quella zona non esisteva, soprattutto di giovani e in particolare il conservatorio non aveva un’orchestra. Un giorno l’assessore alla Cultura del comune di Gallarate si trovava in conservatorio e chiedeva al direttore di ingaggiare un’orchestra per la sagra, così una delle mie colleghe ha proposto di crearne una, lui ha accettato, quindi abbiamo iniziato.

Che genere ascolti oltre la classica?

Da bambino mio padre faceva ascoltare i cantautori classici italiani: De André, Guccini, Gaber, Battisti e ancora adesso non mi dispiacciono. Del panorama contemporaneo seguo i cantanti inglesi, mi piacciono molto i Ed Sheeran e i Coldplay.

Sei di più Von Karajan o Chailly?

Nessuno dei due perché, parlando nella particolarità della nostra orchestra non è assimilabile come repertorio, siamo abbastanza lontani. Karajan era il mio mito da bambino e tuttora penso sia uno dei giganti del 900, forse il più grande.

Il 10 Ottobre porterete Mozart a Milano al Teatro Manzoni

Siamo impegnati in un tour iniziato il 23 settembre, dedicato a Mozart e alla città di Milano, in cui Mozart si era recato per scrivere tre opere diverse per il teatro Regio ducale, ora La Scala. Mozart ha scritto anche altri brani: abbiamo quindi deciso di raccogliere questi brani che non vengono quasi mai eseguiti. Penso anzi che un programma interamente dedicato al Mozart milanese non sia mai stato fatto, almeno negli ultimi anni. Abbiamo quindi costruito un programma di concerto ad hoc su questo tema. Essendo il progetto Mozart a Milano, la data milanese ha un’importanza particolare: al teatro Manzoni eseguiremo tre sinfonie brevi, due arie e un mottetto, Exultate Jubilate, il più famoso che abbia scritto a Milano, brano sacro per soprano d’orchestra, quindi il concerto avrà una solista che si chiama Carlotta Colombo 26 anni, astro nascente del repertorio, soprattutto Barocco.

Nell’ultimo anno sono cambiate molte cose, aver trovato la fondazione Carlo Monzino è stato uno dei fattori che hanno permesso il cambiamento, hanno presentato il progetto e adesso si apre un po’ la sfida.  

Il palco dei tuoi sogni?

Mi piacerebbe da una parte per l’orchestra poter avere una sua stagione a Milano. Invece io come direttore, anche slegato dall’orchestra, sogno la scala nel repertorio che più mi si addice, ognuno deve seguire le sue inclinazioni nel repertorio, non fare tutto allo stesso modo.

Come gestisci la tua autorità da direttore essendo così giovane?

Il mio ruolo da direttore non è stato messo in dubbio con la mia orchestra, siamo tutti molto giovani e lavoriamo in un ambiente molto rilassato nonostante le sessioni di prove da otto ore.

Mi è successo, due anni, fa di trovarmi di fronte ad un’orchestra di cento persone con musicisti più grandi di me. Ogni musicista ha una sua idea di come dovrebbe essere il pezzo, quando quest’idea non coincide con quella del direttore, spesso si tende a non seguirlo. Da quell’esperienza ho imparato molte cose, a lasciarmi scivolare addosso l’opinione che i musicisti hanno di me.