Massimo Di Cataldo, la forza di non mollare mai

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Massimo Di Cataldo, la forza per non mollare mai
Massimo Di Cataldo, foto iwan

Il grande successo spesso nasconde dei lati oscuri. Non è sempre facile trovare la forza di rialzarsi dopo delle cadute. Massimo Di Cataldo è un cantante simbolo degli anni ’90: le sue canzoni erano in vetta alle hit parade, protagonista del Festival di Sanremo, idolo delle teenagers. Poi, la terribile ombra che spaventa ogni artista: l’oblio. E la forza di non mollare mai e di continuare a fare musica, anche lontano dai riflettori. Ora è tra i concorrenti dello show campione d’ascolti di Raiuno Tale e Quale Show.

Per i cantanti è fondamentale avere personalità e una voce ben riconoscibile. Com’è confrontarsi con le imitazioni?

Un bel gioco. Tale e Quale Show è una trasmissione di punta della Rai, sono felice di tornare in prima serata dopo la bella esperienza di Ora o Mai Più e di rispolverare anche il mio lato attoriale. Pochi ricordano che ho debuttato come attore diretto da Mauro Bolognini. Sto cercando di farmi da parte per trasmettere l’essenza artistica dei personaggi da imitare.

Pensa che la televisione possa fare bene alla musica?

Penso che la musica possa fare bene alla televisione. L’ha dimostrato anche il successo di Ora o Mai più. C’è bisogno di leggerezza, di ridere, è vero, ma credo ci sia anche una forte esigenza di emozionarsi e la musica riesce a toccarci nel profondo. Se non ci fosse anche il lato onirico, la vita sarebbe davvero troppo piatta e noiosa.

È tornato alla ribalta, dopo un po’ di anni di assenza, grazie alla trasmissione Ora o Mai Più, un altro recente successo targato Raiuno

Inizialmente ero un po’ preoccupato, il titolo sembrava parecchio impietoso. Invece, c’è stata una reazione positiva da parte della gente, un affetto rinnovato. Sono felice di averlo fatto e di aver avuto come “coach” la grande Patty Pravo. Da lei ho imparato leggerezza e distacco, mi ha lasciato innumerevoli perle di saggezza.

Che ricordo ha degli anni del grande successo?

Sono stati anni belli ma difficili. Mi sono sentito estremamente solo. Quando hai successo è difficile capire se le persone ti circondano per reale affetto o per opportunismo. Quando ti esibisci in un concerto davanti a migliaia di persone che ti inneggiano, scendi da lì e ti senti un Dio, penso sia normale. Chi ti ama veramente dovrebbe aiutarti a stare con i piedi per terra e non aizzare l’ego.

Nella sua canzone più celebre cantava “Se adesso te ne vai non me ne frega niente”, la pensa ancora così?

Nacque da una mia esperienza personale, avevo vent’anni, era l’epoca delle prime delusioni d’amore e dovevo imparare a elaborare l’addio. Oggi non scriverei una frase del genere. So che molti l’hanno usata per consolarsi dopo la fine di un amore. Sono felice che le canzoni possano diventare compagne di vita. Io devo tutto alla musica, è un canale di comunicazione privilegiato.

Ci racconta un episodio off della sua carriera?

A me capita spesso di essere confuso con altri colleghi. Recentemente, alla fine di un concerto, si avvicina un signore e mi chiede “perché non hai cantato La forza della vita?(celebre canzone di Paolo Vallesi, ndr)”, non mi andava di deluderlo, così gliel’ho accennata. Sono stato al gioco. Credo sia importante non prendersi mai troppo sul serio e rispettare il pubblico.