Uto Ughi: “Non bisogna adorare le ceneri ma custodire il fuoco”

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Uto Ughi:
Adnkronos
Uto Ughi: "Non bisogna adorare le ceneri ma custodire il fuoco"
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E’ sull’insegnamento (o meglio: il non insegnamento) della musica nella scuola italiana la battaglia del maestro Uto Ughi. Classe 1944, violinista dalla carriera internazionale, Ughi ricorda sempre la nascita della vocazione musicale in lui da bambino: «Mio padre suonava il violino, lo ascoltavo suonare con i suoi amici da sotto il pianoforte e quando qualcuno sbagliava fischiavo». Per questo, è fondamentale la formazione.

La situazione odierna, però, ha spinto il maestro Ughi a stigmatizzare la carenza di istruzione musicale nella terra del Belcanto come spiega in questa chiacchierata, che inizia subito con il racconto di un episodio accaduto qualche anno fa quando Ughi venne invitato a una cerimonia istituzionale per la Giornata della Musica con la partecipazione di numerosi bambini: «Me ne andai dopo mezz’ora», confessa.

E come mai, Maestro?

Sa cosa suonavano? Le canzonette più banali della peggior discoteca di periferia. Invece noi abbiamo un patrimonio di musica immenso. Il nostro Paese ha dato i natali ai più grandi geni della musica; è umiliante che nei programmi scolastici non ve ne sia traccia.

Al contrario, sui libri di musica di scuola ci sono Jovanotti, Vasco, Ligabue… Come sta l’educazione musicale in Italia?

L’educazione musicale in Italia non esiste. La possibilità per un bambino di avvicinarsi alla musica avviene grazie all’educazione, dalle opportunità di conoscere la musica. In questo, la scuola ha una gravissima lacuna nel non far conoscere il patrimonio musicale del passato.

Quale sarebbe la via d’uscita?

Un minimo di educazione musicale ben fatta. Il che non vuol dire far soffiare in un flauto dolce per suonare delle banalità: quella è imbecillità. O la musica è insegnata bene da musicisti competenti o risulta solamente ridicola e dannosa.

Galli Della Loggia, sul Corriere di qualche tempo fa, ha proposto al Ministro Bussetti provvedimenti per potenziare l’offerta scolastica. Quell’intervento non l’ha lasciata indifferente…

Ho scritto a mia volta per far notare che nella proposta di Galli Della Loggia, persona che stimo, mancava totalmente l’educazione musicale: la musica continua a essere la grande assente da ogni piano educativo nazionale. Ho chiesto pubblicamente al nuovo Ministro di inserirla nei curricula.

Per contro, l’età media di chi frequenta musica colta è altina… Qualche giorno fa, Paolo Isotta ha criticato la presenza nei teatri solo di «pensionati, vedove benestanti o turisti».

Non ho nulla contro gli anziani a teatro, ma prima che sia troppo tardi bisogna portare i ragazzi nelle sale da concerto perché la musica non è solo degli anziani. Come diceva Mahler, non bisogna adorare le ceneri ma custodire il fuoco.

Qual è l’appello che lancia da queste colonne?

Si insegni la musica a scuola, ma seriamente. Per il bene del Paese. Se non coltiviamo il terreno fertile, rimarrà arido e deserto. Se la musica è insegnata male è un’idiozia, ma se insegnata bene è formativa ed è una formidabile iniezione di fiducia nel futuro.