Tex Willer, un fumetto populista?

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Tex Willer, un fumetto populista

Tex Willer, un fumetto populista30 settembre 2018: compie 70 anni Tex Willer, ranger e capo degli indiani Navajos, il fumetto creato dalla fantasia di  Giovanni Luigi Bonelli e dal disegnatore Aurelio Galleppini, in arte Galep.

Il tempo passato dalla prima striscia del 1948 (intitolata Il totem misterioso) non sembra averne scalfito l’immagine, facendone uno dei  personaggi dei comics italiani più longevi e famosi nel mondo, al punto che, per celebrare l’anniversario, il Museo della Permanente di Milano gli dedica, dal 2 ottobre al 27 gennaio 2018, una mostra (Tex. 70 anni di un mito, a cura di Gianni Bono). 

Al centro tavole originali, manifesti cinematografici, filmati rari e materiali inediti, in grado di ricostruire la vita del giustiziere solitario,  paladino dei deboli, che combatte i nemici a suon di cazzotti e revolverate, insieme ai suoi compagni, il “pard” Kit Carson, il figlio Kit e il guerriero navajo Tiger Jack

Quali  le ragioni di tanto successo (i suoi albi vendono quasi 200 mila copie a numero)? E chi è veramente Tex Willer?

Nel passato il personaggio è stato strattonato sia a destra che a sinistra, arruolandolo da una parte  tra le “Schiere della Tradizione” dall’altra quale capo degli indiani “proletari”.

In realtà – superate certe schematizzazioni d’ annata – Tex vive ben al di là dei suoi creatori per la capacità che ha di incarnare valori di cui “tutti hanno nostalgia” – parole di Claudio Villa, ultimo disegnatore, in servizio, delle copertine degli albi di Tex, che dichiara, intervistato da Claudio Paglieri:

Lealtà, fedeltà (anche alla moglie morta da tanti anni), senso della famiglia perché i suoi pards sono una famiglia, giustizia e naturalmente anche il senso dell’avventura. E’ un mix di valori, in Tex si respira aria di purezza. E’ il ritorno, anche solo per un paio d’ore, in un posto dove si sta bene, con ideali più semplici ma forse anche più veri.

Ci  sono poi  alcuni atteggiamenti di Tex che ne fanno un personaggio politicamente scorretto: il suo “decisionismo” calibro ’45, il suo essere capo carismatico (con il nome di Aquila della Notte) degli  indiani Navajos, la critica costante verso i “grossi papaveri”, gli “scaldasedie” di Washington, i  politicanti buoni per tutte le stagioni, se da un lato non offrono un’immagine accomodante del personaggio  di Bonelli-Galleppini d’altra parte hanno contribuito, nel corso degli anni, a farne una figura a tutto tondo, sanguigna e un po’ mediterranea, comunque realistica e interessante, “vero” quel  tanto che basta per trasformarlo in un  mito, seppure di carta.

Codici di comportamento, scontate ambientazioni d’epoca, ri-perpetuarsi, di storia in storia, di un destino da giustiziere, hanno fatto del mito (a fumetti) una realtà e della realtà stampata un mito, in cui è facile immedesimarsi, anche per i suoi tratti … “populisti”,  riconoscibili nel suo messaggio diretto, nell’identità forte, nel rispetto per le radici e le tradizioni … Insomma, un personaggio di ieri, che parla nostalgicamente all’oggi, nell’eterno gioco del fantasticare e del favoleggiare, che accompagna da sempre l’uomo … al di là della destra e della sinistra …