Cara Asia, chi di spada ferisce…

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fonte ilgiornale.it

Chi di spada ferisce…

Sarete tutti a conoscenza della querelle (ma forse a questo punto dovremmo chiamarla una telenovela tragicomica) che ha visto la protagonista delle indignate speciali del famigerato movimento #metoo, Asia Argento, dare l’abbrivio allo sputtanamento a mezzo stampa del celeberrimo produttore americano Harvey Weinstein, “reo”, a quanto pare, di averla sottoposta al più classico dei ricatti maschilisti: sesso in cambio di lavoro (nel mondo dello spettacolo naturalmente, ma tutto il mondo è paese).

Chissà cosa avrebbero fatto  al povero Tinto Brass, le pasdaran  del #metoo, essendo il noto regista italiano solito valutare la validità di un’attrice sulla base del famoso provino della monetina…

Ormai siete a conoscenza della cronistoria, o meglio, della “Eneide Argentiana”: a vent’anni di distanza Asia disse al New Yorker che nel 1997 Weinstein aveva tentato di fare lo sporcaccione con lei. Chiusi in un ufficio? Non lo sappiamo, in compenso sappiamo che adesso qualunque direttore di un giornale o booker fa i colloqui tenendo la porta dell’ufficio aperta… risultato? L’abbiamo visto tutti: fango globale su Weinstein e schiavettoni (le famose manette) in mondovisione, accompagnato dal suo avvocato, e ci mancava solo che sottobraccio tenesse una copia de Le mie prigioni di Silvio Pellico.

Secondo risultato? L’Asia nazionale a pugno chiuso alzato, come una novella sessantottina del celebre maggio francese, alla testa dei rivoluzionari, la guardiana della sommossa.  

Abbiamo parlato di Eneide, e infatti, come diceva il compianto Corrado noto presentatore TV: «Non finisce qui!». Succede che un certo Jimmy Bennet informa il New York Times di essere stato, udite udite, “attenzionato” sessualmente da Asia nel 2013, quando lui era un giovincello di 17 anni e lei una giovane donna di 37. 

In realtà il compagno di Asia Argento Anthony Bourdain (suicidatosi lo scorso giugno) aveva cercato di tenere in silenzio Jimmy Bennet, accordandogli una somma di 380mila dollari, ritenendo così di chiudere l’intera vicenda. Ma la vicenda non si è chiusa.

Ora, a parte che sfidiamo qualunque maschietto a denunciare le conseguenze terrificanti di un assalto predatorio sessuale di una giovane Asia Argento, sta di fatto che Jimmy Bennet l’ha accusata di vera e propria violenza sessuale: lui non era consenziente e in più era pure minorenne, ciò che negli USA costituisce un reato penale.

Sembra la nemesi: l’accusatrice diventa predatrice sessuale, è il rovesciamento dello stigma. Gli aficionados di Asia fanno spallucce («ciò non toglie la giustezza delle sue prese di posizione in difesa delle donne»), ma anche qualche coraggioso ha l’ardire di intimare: «Ora Asia è meglio se stai a cuccia». Fino a quando l’altro giorno dichiara al Daily Mail TV: «E’ stato Jimmy a saltarmi addosso». Dunque lei è stata vittima di un rapporto sessuale avvenuto quando il suo presunto predatore aveva diciassette anni. 

Replica, controreplica e contro-controreplica: «Sì, Asia Argento mi ha violentato» a Non è l’Arena di Massimo Giletti, un forum giudiziario, un’aula di tribunale del popolo: infatti gli spettatori sono la giuria popolare e gli imputati sono due, Jimmy Bennet e Asia Argento, la quale, ha accettato di replicare alla ricostruzione del suo accusatore: appuntamento domenica 30 settembre. Cara Asia la ruota gira..cosa dirai stavolta?

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