Vittorio Feltri: “I giornali, come le donne, dopo un po’ vanno cambiati”

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I giornali, come le donne, dopo un po' vanno cambiati
Adnkronos

Vittorione Feltri senza filtri al microfono del programma “I lunatici” ieri notte: dopo aver contraccambiato l’apprezzamento di Fedez per la sua libertà (non senza aggiungere un apprezzamento per Chiara Ferragni: “Mi piace moltissimo, è una bellissima donna, simpatica, svelta, capace”), ne ha per Adriano “Adrian” Celentano (“a me non è mai piaciuto neanche come cantante, lo ritengo stonato. Non mi piace ma non ho un’antipatia nei suoi confronti”), e racconta di quando convinse Giorgio Gaber a mollare gli sudi di filosofia (“Quello che ho amato di più è stato Gaber. Ero suo amico, ci vedevamo spesso la sera, ci divertivamo insieme. Lo convinsi a lasciar perdere gli studi di filosofia dicendogli che non era importante studiare filosofia, perché dopo i presocratici non è successo più niente a questo mondo”). Vi proponiamo la sua intervista, dove non le manda a dire nè sui giornali nè sulle donne…(Redazione)

Vittorio Feltri, 75 anni, giornalista, scrittore, personaggio eclettico, provocatore e grande editorialista, di lui hanno detto e scritto bene e male, sempre tutto il contrario di tutto.

Direttore, partiamo dal suo nuovo libro. Cos’ha significato per lei la pubblicazione dell’autobiografia intitolata “Il Borghese”?

Diciamo che non è una biografia classica né un autobiografia. Sono delle mie memorie messe nero su bianco (senza ausilio di documentazione o quant’altro) ricche di aneddoti e siparietti divertenti. Le ho raccolte in forma di capitoli, dedicandone ciascuno ad un personaggio diverso. Ho voluto dilettare un po’ il lettore raccontando quello che succede nelle redazioni e nei rapporti tra i giornalisti, che di norma non è conosciuto. E’ come se fosse un articolo di giornale troppo lungo.

Com’è cambiato il mondo del giornalismo rispetto a quando lei ha iniziato? Dia un consiglio a un giovane aspirante giornalista.

Non è cambiato il giornalismo, è cambiata la realtà. E’ arrivata una tecnologia devastante che non dico che ci ha ammazzati, ma almeno storditi! Anche la tv – ad esempio – ci ha tolto il gusto dei reportage: prima mandavi un giornalista in Syria a raccontare, ora ce lo mandi lo stesso ma parlano le immagini per lui. Inoltre i giornalisti trovano comodo oggi attingere da internet, il quale come è oramai risaputo è abbastanza inattendibile, e non si rendono conto del fatto che è proprio la rete ad averci tarpato le ali (in quanto giornalisti). Le persone si informano su Google, senza badare alla fonte, scavalcando il tramite che si fa garante dell’informazione fornita. Nonostante tutto questo, in sé il giornalismo è sempre uguale, anche se devo dire che negli anni la scuola è un po’ decaduta e non tutti i ragazzi che vorrebbero fare i giornalisti possono oggi, non tutti ne hanno gli strumenti; detto ciò quelli bravi ci sono ancora, io a Libero ne ho cinque o sei che sono eccellenti. Il vero problema è trovare un buon lavoro, nei giornali si tende a licenziare e non ad assumere. Se uno però insiste e non demorde ce la fa, com’è sempre stato: io stesso ho fatto anni e anni di abusivato prima di farcela in questo mondo.

Possiamo dire che lei si gode la pensione lavorando?

Sì perché alla pensione “in ciabatte” non ci penso neanche. La mia passione coincide con il mio lavoro, quindi continuo a farlo e a guadagnare lavorando; se mi pagano la pensione me ne sbatto le balle. Fisicamente sto bene, non faccio fatica, anche se a volte mi stanco. Amo molto la carta stampata, molto più della tv: insomma faccio molto volentieri il mio lavoro e non ho intenzione di smettere.

Disse qualche tempo fa al Fatto: «i giornali sono come le donne, dopo un po’ mi stufo».

Ogni tanto mi piace cambiare. Non si può sempre vedere le stesse facce, fare le stesse cose, affrontare gli stessi problemi. Non dico ogni due anni ma ogni tanto mi piace cambiare e nella vita bisogna avere il coraggio di affrontare i cambiamenti.

A quale dei molti giornali in cui ha lavorato è rimasto più affezionato?

Devo dire di essere rimasto legato in modo particolare al Corriere della Sera, dove sono rimasto per quindici anni tra alti e bassi – a dirla tutta con più bassi che alti. Poi senza dubbio sono affezionato al Giornale, che ho risollevato, e infine al mio quotidiano Libero, che ho creato dal nulla.

E anche di una donna si stufa dopo un po’?

Come tutti, non è che sono il solo a stufarmi. Semplicemente io ho la faccia di tolla e non ho problemi ad ammetterlo. Diciamo che è difficoltoso stare tutta la vita con una donna senza fare qualche piccolo deragliamento. Io con mia moglie ho celebrato cinquant’anni di matrimonio, quindi non è che ogni volta che ho un’erezione mi sposo. Però è piacevole la compagnia di una bella donna intelligente con cui è piacevole parlare. Diciamo che non è che se devo andare a pranzo scelgo Senaldi, preferisco andare con una bella donna.

Lei ha conosciuto Montanelli al Corriere della Sera, o dopo?

L’ho conosciuto che se n’era già andato dal Corriere. Io vi arrivai nel 74, quando Montanelli fondò Il Giornale Nuovo. Pensi che in quel periodo ero l’unico che lo poteva intervistare, perché tutti gli altri del Corriere gli stavano tremendamente sulle balle.

Descriva Montanelli in due o tre parole.

Il Papa dei giornalisti italiani.

Enzo Biagi.

Il più scaltro e fantasioso della compagnia.

Oriana Fallaci.

Una fuoriclasse.

Senta Feltri, avrà sentito parlare del bordello delle bambole che ha aperto a Torino recentemente. Vorrei capire cosa ne pensa e se secondo lei, vista la situazione, non sia il caso di riaprire le case chiuse in Italia.

Naturalmente ognuno di noi giudica sulla base della propria esperienza. Io non ho mai avuto il bisogno di frequentare una casa di tolleranza, perché grazie al Cielo le donne mi hanno sempre apprezzato. Del bordello delle bambole non me ne frega niente sinceramente e nemmeno della riapertura delle case chiuse. Basterebbe dare un minimo di regola a questo fenomeno ma, sinceramente, non vedo nessuna urgenza di riaprire le case: la gente scopa e ha sempre scopato senza leggi e senza l’assistenza dello Stato.

Ci dica due parole su questo sodalizio Di Maio – Salvini al governo del Paese. Sta funzionando?

Su Di Maio non mi esprimo nemmeno perché ho terminato da un pezzo le parolacce per farlo. Per quanto riguarda Salvini invece, sapevo che sarebbe andato lontano, ha fiuto e talento ed è un uomo del popolo che sta in mezzo al popolo. E’ normale che riscuota grandi consensi, contrariamente a quel “becchino” di Martina. Conobbi Salvini una decina di anni fa e intravidi in lui il potenziale dell’uomo politico: a distanza di dieci anni credo di aver avuto ragione.

Ci racconta un episodio OFF della sua carriera?

Un episodio che non molti conoscono della mia vita è l’incontro con Biagi al Corriere. Ho avuto la possibilità conoscendolo di entrare nella sua squadra che produceva programmi per Rai 1 e in qualche modo possiamo dire che, quatto quatto, dal dietro le quinte, gli ho rubato in parte il mestiere. Abbiamo lavorato per anni gomito a gomito e da quell’esperienza in poi le cose mi sono andate meglio di prima. Grazie a quell’incontro la mia carriera in un certo senso svoltò.

Chi è il miglior giornalista in Italia oggi? Se per lei ha senso questa definizione.

Per quanto riguarda la carta stampata -e quindi la scrittura-, certamente Marco Travaglio. Per ciò che concerne invece la capacità di essere eclettico, la poliedricità del professionista, direi Aldo Cazzullo.