Quando la pittura ha il sapore di quelle foto di vacanza degli anni Sessanta

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Luigi Christopher Veggetti Kanku, quando la pittura ha il sapore di quelle foto di vacanza degli anni Sessanta
Sardegna, 2018, acrilico su tela, 50x125 cm

Luigi Christopher Veggetti Kanku, quando la pittura ha il sapore di quelle foto di vacanza degli anni SessantaNegli scatoloni impolverati in soffitta, sul fondo di un cassetto, tra le pagine di diari e album di famiglia, nei mercatini d’antiquariato: è in questi “luoghi” che giacciono solitamente i ricordi.

Sembrano essere quelle foto in bianco e nero, che il tempo trasfigura, i soggetti delle opere dell’artista italo-congolese Luigi Christopher Veggetti Kanku,  alla sua seconda personale nella galleria milanese Rubin, dal titolo Appartenenza e distanza e con un testo critico di Emanuele Beluffi (dal 20 settembre al 10 ottobre 2018).

Meno che quarantenne, adottato da una famiglia italiana quando aveva dieci anni, l’artista non ha reciso le sue radici africane ed è in relazione con la sua comunità di origine, sia nei rapporti personali che nell’impegno politico e culturale. Nello stesso tempo, e in maniera del tutto indipendente, l’artista ha mutuato l’arte e la pittura italiana, sviluppando una tecnica e una visione che suscita molta empatia presso il pubblico del suo paese di adozione [estratto dal comunicato stampa della mostra, n.d.r.]

Luigi Christopher Veggetti Kanku, quando la pittura ha il sapore di quelle foto di vacanza degli anni Sessanta
Sardegna, 2018, acrilico su tela, 50×125 cm

Quei paesaggi, quelle vedute, quei volti, che nello “sfocarsi” perdono quasi la loro originaria immobilità, vengono riportati su tele di grande formato; ed è così che ci si trova davanti, ad esempio, ad una spiaggia della Sardegna che ha il sapore di quelle foto di vacanza degli anni Sessanta, che nel mio curiosare nel baule dei ricordi di famiglia mi sono spesso fermata a contemplare.

La tavolozza dell’artista “si riduce” in queste opere prevalentemente a bianchi, neri e grigi. Questa scelta cromatica all’apparenza così vincolante, ci permette in realtà di ridipingere con la mente l’immagine, dandole tutti i colori delle nostre esperienze. Ed ecco che le spiagge affollate, le città caotiche e trafficate, con un po’ di fantasia, si possono tramutare in un tripudio di cromie.  

Luigi Christopher Veggetti Kanku ci dà quindi la libertà di riversare nelle sue tele le vernici che tingono i nostri ricordi e di avere un ruolo attivo nel compimento ultimo e totale dell’opera, nel renderla in qualche modo “viva” nella nostra mente.

Luigi Christopher Veggetti Kanku, quando la pittura ha il sapore di quelle foto di vacanza degli anni Sessanta

Lo spettatore diventa ancor più presente nella serie “delle tazzine“, questo oggetto declinato in modi, colori e forme differenti richiama la singolarità e l’identità di ogni individuo. Anche qui entra in gioco la personalità, il modo in cui ci percepiamo e quindi tutto ciò che ci ha condotto ad essere noi stessi.

Quella parete di “tazzine” variopinte mi ha ricordato inevitabilmente l’enorme tavolo dell’atelier di ceramiche dove lavoravo fino a qualche anno fa, che spesso si colmava di tazze ancora annerite dalle ceneri della cottura raku. 

Tutte diverse l’una dall’altra, così uniche e riconoscibili: con manici o senza, piccole e grandi, smaltate o dipinte, ognuna frutto della creatività di persone diverse che nel realizzare quel piccolo e semplice oggetto lasciavano un pezzettino di sé, dei propri gusti, della propria essenza.

Quello dell’artista si potrebbe interpretare come l’invito a ricercarci ed individuarci nelle sue opere, a renderle un po’ nostre.

Che sia utilizzando la tavolozza dei ricordi per ridipingere memorie consumate o ritrovando tra le tante la nostra personale tazzina da caffè, i protagonisti di queste tele siamo anche noi, con i bagagli del nostro vissuto e le forme ed i colori della nostra personalità.

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