Federico Stragà, parole istintive sopra un giro di accordi

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Le canzoni di Federico Stragà, come lui stesso racconta, «di solito nascono da una frase istintiva detta sopra un giro di accordi di chitarra».

E’ successo anche con i brani che compongono Guardare fuori (Alman Music/Self), primo album che ha scritto interamente da solo. «Le canzoni mi sono uscite guardandomi dentro, sono più o meno tutte autobiografiche».

Nato a Belluno ma adottato da Bologna, Federico Stragà si è avvicinato alla musica a 15 anni, grazie ad un corso di chitarra. I cantautori italiani sono stati la sua scuola, da Vasco a Battiato, da Fossati a Dalla. «Da grande, poi, mi sono innamorato dello swing di Frank Sinatra».

Dopo gli inizi con una band di amici, nel 1998 approda a Sanremo Giovani: «Era il mio primo concorso e l’ho vinto. Tutto è accaduto molto velocemente e questo mi ha portato a vivere quell’esperienza con grande ansia. Considerato come stavo e come ho vissuto i mesi precedenti al Festival, mi meraviglio di essere riuscito a cantare».

Nonostante l’ansia, sul palco dell’Ariston cattura l’attenzione di Mara Maionchi e Bruno Tibaldi, i quali producono il suo brano d’esordio.

Nel 2003 torna a Sanremo, ma stavolta sul palco non è solo: «Baudo sentì la mia versione di Volere Volare e con Tibaldi decise di coinvolgere Anna Tatangelo. Prese tutto in mano la EMI con cui Anna era legata. La canzone venne stravolta e il duetto diventò “Anna Tatangelo con Federico Stragà”. Se avessi avuto un po’ di palle in più avrei dovuto rifiutare la partecipazione, ma per i fans agguerriti di Anna, specifico che con lei c’è stato un bel rapporto e mi sono divertito».

Oggi, ripercorrendo la sua carriera, Federico si emoziona ancora pensando alla prima volta che ha suonato dal vivo in un locale, a 17 anni, mentre confida che tra i momenti bui ce n’è uno che non dimentica: «Nell’autunno del 2001, dopo aver girato quasi costantemente per un anno e mezzo, mi sono fermato e ho vissuto un periodo di tristezza e di malinconia generale».

Anche se fa parte del mondo della musica da diversi anni, il cantautore dice di non conoscere bene quest’ambiente. Ma sa cosa non gli piace: «Detesto che i cd vadano scomparendo, che chiudano i negozi di dischi, che le canzoni durino nel tempo sempre di meno, che sia tutto sempre più digitale. Detesto che uno che ha scritto le canzoni di un album, le ha cantate e ci ha dedicato anima e corpo, debba poi improvvisarsi ufficio promozione di se stesso pur avendone già uno. Mi riferisco ad esempio al fatto di dover pubblicare costantemente sui social foto e video. Al doversi (pare) mostrare al pubblico sempre di più nella quotidianità e sempre di meno attraverso le canzoni».