Da che parte stanno i cattolici?

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CC0 License Pixabay
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Ha fatto scalpore, qualche tempo fa, la copertina di Famiglia Cristiana contro il Ministro degli Interni Matteo SalviniVade retro Salvini», campeggiava in copertina sotto la fotografia del leader leghista).

Poco dopo, però, il sondaggio del quotidiano Libero: l’85% dei cattolici sarebbe favorevole alle politiche del Ministro.

E allora, da che parte stanno (o devono stare) i cattolici? Con quello che, comunemente, viene definito il populismo o con il mondialismo europeista? E sul fascismo? Dove posizionarsi per quanti si professano cattolici? Ma poi, quali cattolici? Quelli delle gerarchie ufficiali moderniste o quelli “integrali” e fedeli al Magistero cattolico di sempre?

Le risposte le prova a dare Matteo Castagna, giornalista e cattolico militante (responsabile del Circolo “Christus Rex – Traditio” di orientamento sedevacantista) nel suo Cattolici tra europeismo e populismo. La sfida al nichilismo (Solfanelli, pagg. 248, euro 17) da poco in libreria.

Appurato subito, da parte di Castagna, che «non può esistere un “cattolicesimo progressista”» e che «l’unico cattolicesimo possibile è quello “integrale”», sono numerose le dottrine che il giornalista veronese passa in rassegna (il savonarolismo, il contro-riformismo, il secondo franchismo, il neo-luteranesimo del nazismo) per poi spostarsi sul versante cattolico nel capitolo Cattolici integrali, gesuiti, modernisti, clerico-fascisti.

L’integrismo cattolico, spiega Castagna, «percepisce nell’internazionalismo bianco-gesuitico, democristiano-modernista lo strumento politico e teologico mediante il quale si va manifestando il più grande attacco, mai concepito, alla cristianità». Ne deriva che, secondo l’autore, «il pericolo fondamentale del connubio gesuitico-modernista sarebbe rappresentato, per mons. Benigni, dal fine della disgregazione sociale della Tradizione costantiniana e gregoriana occidentale; dall’antifascismo assoluto e dogmatico; dal democristianismo di sinistra; dall’antropocentrismo fanatico e relativistico tecnico-pragmatico e politicistico; dal rigetto delle XXIV tesi del tomismo; tutto ciò, se realizzato con la vittoria dell’antifascismo internazionale, avrebbe condotto al nichilismo neo-modernista e alla secolarizzazione».

A contraltare della trattazione del campo cattolico, nel saggio di Castagna, vi è quella sul fascismo: sia italiano (citiamo qua e là: «Il Fascismo regime si avvicinò, senza dubbio, alle frontiere ideali anti-moderniste e contro-riformistiche dell’integrismo cattolico»; «Il Mussolini ultimo è chiaramente su posizioni cattolico-integrali»; «L’argine che la Santa Sede vide rappresentato dal Fascismo, sia con Pio XI che con Pio XII, all’avanzata del comunismo, altresì condannato dalla Chiesa come “intrinsecamente perverso” indusse la Chiesa a mantenere fino alla fine un rapporto di benevolenza verso il Fascismo e il Duce») che portoghese («La democrazia cristiana lusitana ha radici e prospettive antitetiche a quelle rivoluzionarie e semisocialiste delle democrazie cristiane italiana, francese, tedesca»), compresa l’avversione del “partito di Montini”.

E proprio Montini, il futuro “papa” Paolo VI, gioca un ruolo di primissimo piano con la «bufera» del Concilio Vaticano II, «apogeo dell’ateismo», come si legge nel libro, che ha condotto Bergoglio, «con il suo nichilismo antropolatrico e teofobo» a far prendere a Castagna – e quanti con lui – a una posizione netta contro quanti «furono la rovina della politica cattolica perché espressamente montiniani, figli del modernismo e del democraticismo di matrice protestante e americanista che la vera politica non è altro che teologia politica».