Tutelare gli artisti ma non censurare la rete

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Tutelare gli artisti ma non censurare la rete
Pexels License - Fancycrave.com
Tutelare gli artisti ma non censurare la rete
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Il Parlamento europeo ha approvato, con 438 favorevoli, 226 contrari e 39 astenuti, la direttiva sul copyright. In sostanza gli editori dovranno ricevere compensi “consoni ed equi” per l’utilizzo dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione” e tra i contenuti protetti sono stati inseriti anche i cosiddetti snippet, ovvero il titolo e l’anteprima dei contenuti dei link. Con la riforma approvata viene introdotta la link tax, un compenso per retribuire gli editori per l’utilizzo di un’opera coperta da diritto d’autore. In realtà, ritengo che il dibattito sulla riforma del copyright sia molto più ampio e complesso, come in un certo senso era giusto ristabilire delle regole visto che le normative erano ferme al 2001, quando il mondo di Internet non correva certo alla velocità della luce come oggi. Nel merito della riforma e del dibattito Fratelli d’Italia è da sempre a favore della tutela dei diritti d’autore ma questa tutela non può e non deve essere la foglia di fico per mascherare una pericolosa censura del web.

Nell’era della globalizzazione, le piattaforme web e i blogger offrono una grande opportunità di condivisione di contenuti che sono alla base del pluralismo delle fonti. Con l’approvazione da parte della Parlamento europeo della nuova direttiva sul diritto d’autore si rischia una censura preventiva e indiretta che ridurrà il pluralismo e l’indipendenza del pensiero, vera ricchezza della rete. Se veramente si vuole tutelare il diritto d’autore il governo italiano deve garantire gli artisti italiani rispetto alle grandi piattaforme internazionali come, ad esempio, Spotify che lucrano sulla loro arte. I servizi di musica in streaming, infatti, bruciano contenuti e danneggiano gli artisti, ma se questi sono gli strumenti di distribuzione del futuro e quindi vanno accettati allora è bene immaginare anche su questo fronte una rimodulazione. Incalzaremo quindi il sottosegretario Vito Crimi come già fatto ad agosto in commissione Cultura perché ci dica come intenda tutelare gli artisti italiani dalle speculazioni delle grandi piattaforme.