Pier Paolo Maggini, quando “l’uomo della folla” entra in pittura

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gradinata 45x30 cm acrilico su tavola milano 2007 collezione privata milano
gradinata 45×30 cm acrilico su tavola milano 2007 collezione privata milano

Ecco qua un esempio di come il gusto per l’urbano e per l’iperrealismo possano sposarsi con soggetti che di norma non vediamo trattati nel panorama dell’arte, come discariche o stadi.

L’artista milanese Pier Paolo Maggini (proprio a Milano si sono svolte le sue più importanti personali, l’ultima è stata Frammenti nel 2017, a cura di Jacqueline Ceresoli presso lo spazio City Art) sceglie proprio questi luoghi come protagonisti delle sue opere, donando maestosità anche a quegli elementi che nella realtà potremmo osservare logori e fatiscenti.

Dalle opere di Pier Paolo Maggini emerge il retaggio della fotografia: l’artista infatti si era avvicinato in passato anche a questo mezzo, per poi trasporlo nella pittura.

I suoi quadri, dipinti in genere su tela, sono in effetti delle grandi opere fotografiche pittoriche, che si caricano di una forte intensità poetica e concettuale.

Quello che emerge è sicuramente un’atmosfera che ci rammenta la solitudine.

stadio 150×100 acrilico su tela londra 2011 -collezione privata brasile

Prendiamo per esempio gli stadi, che l’autore dipinge di sovente completamente vuoti, ricercando una cromia opaca e ovattata, la quale dona al soggetto una venatura di melanconia, ripercorrendo allo stesso tempo la storia di questo ambiente, mettendo in qualche modo in rilievo un presente che si porta dietro un passato glorioso, oramai defunto. Anche quando gli stadi vengono rappresentati affollati il risultato non cambia, l’individuo è solo un piccolo punto nascosto nell’enorme massa. In questo senso ormai l’essere umano risulta ormai de-personalizzato, solo anche all’interno di un vasto pubblico.

Anche nella serie delle discariche potremmo dare una lettura simile. Su questo versante – attraverso lavori che accanto al piano iperrealistico ne affiancano uno più astratto, dove le geometrie delle figure vengono accentuate – l’importanza data all’oggetto diventa ancora più forte. Prendiamo in rassegna tutte quelle cose accatastate: tavoli, frigoriferi, scaffali… oramai sono tutti cadaveri in attesa di “cremazione” e smantellamento. Anche in questo caso si fa forte il valore dato alla storia del singolo oggetto, oramai arrivato a fine vita, come se Maggini volesse attribuirgli una certa spiritualità.

Fragile 19 milano 2016 coriandoli su tela110 x70 cm

Questo concetto viene sviluppato anche nella serie Fragile, dove l’artista rinuncia completamente allo stile realistico per dare vita a una composizione informale, composta da un’infinità di coriandoli, che ci fanno pensare a minuscoli punti sparsi per l’infinito, metafora dell’essere umano che si perde tra la folla, divenendo così un numero, un punto colorato senza nome.

Pier Paolo Maggini è dunque un artista completo, visto che attraverso la padronanza tecnica è in grado di sviluppare determinate tematiche che fanno parte del nostro tessuto sociale, facendolo in modo non scontato.

In particolare qui si è parlato di solitudine, elemento critico che non può mancare in una società di massa votata all’annientamento dell’individualità.