Sud. La generazione di Eman

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Eman. La musica del Sud che parla di solitudine
ph. Henrik Hansson

«Quando lasciai gli studi di ingegneria per dedicarmi alla musica dissi a mio padre, tutt’altro che entusiasta, che   non   volevo   essere   un   mediocre, che   sapevo fare quello e che senza sarei morto».

Con un contratto con Sony Music, un album pubblicato e uno in uscita, numeri importanti su YouTube e migliaia di sostenitori sui social, Eman sta dimostrando a se stesso e al papà di non aver sbagliato strada.

All’anagrafe Emanuele Aceto, Eman nasce a Catanzaro. «Come tutti i calabresi – racconta –, ho dovuto affrontare   mille   difficoltà   che   hanno   forgiato   il   mio   carattere. In Calabria ci sono delle parole che impari prima di altre. Disoccupazione è una di queste. Un   bambino   dovrebbe   pensare   ai   propri   sogni, mentre   io   mi   preoccupavo   della   guerra   del   Golfo, della mancanza di lavoro, della ‘ndrangheta».

Presto si interessa anche alla musica: appena quattordicenne canta in alcuni gruppi punk-rock della sua città, mentre due anni più tardi fonda il suo primo gruppo, i Diffida, e scrive i primi brani.

Dopo una lunga gavetta, collaborazioni varie e live nei centri sociali e nei locali della penisola, viene notato da Sony Music che gli pubblica Amen, album che esordisce al trentasettesimo posto della classifica FIMI. Eman. La musica dal Sud che parla di solitudine

«Quando un direttore di una major canticchia le tue canzoni a memoria e si fa 600 km per incontrarti, il tuo ego prova un certo piacere. Ma non ho mai fatto di questo il punto di arrivo e devo dire che è stato un bene».

Classe 1983, Eman nei suoi brani racconta il suo passato, i problemi del Sud e non solo, le problematiche della sua generazione. Milano è il suo ultimo singolo, nato dopo il primo mese vissuto nel capoluogo lombardo: «Volevo   scrivere   un   brano   che   parlasse   dello   spaesamento   che   si   prova   nella   grande   città, affrontando l’argomento   con   uno   sguardo   scanzonato   e   non   triste.   Milano   poi, è   una   città   particolare, con   le   sue dinamiche veloci e la gente sempre di corsa: vengo da un luogo dove tutto è più lento, ritrovarsi catapultato in una certa realtà ti lascia disorientato, devi reinventarti e ricominciare da capo».

Il singolo fa da apripista al nuovo album, del quale anticipa: «È un quasi- concept: il protagonista è sempre lo stesso (che non sono necessariamente io) ed affronta vari stati   di   densità   della   vita   e   le   sue   sfaccettature.

Al   centro   c’è   la   solitudine, ma   vista   in   senso   lato, non necessariamente in modo negativo. È sempre vero che non ci si salva da soli, come è sempre vero che la sofferenza, la gioia, la rabbia, l’amore, sono personali anche se condivise».

Nell’attesa di lanciare il prossimo lavoro discografico, Eman dice di vivere appieno il suo presente ma fa piani anche per il futuro: «Voglio   ciò   che   mi   spetta   e   il   riconoscimento   di   ciò   che   facciamo. E magari anche dei figli».