Ultimo: “Nell’amore senza interessi il legame tra i soldati e il proprio popolo”

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Oggi 3 settembre parte la revoca della scorta al Capitano Ultimo, l’uomo che arrestò Totò Riina. Questo succede purtroppo nella nostra bella Italia, un paese dove i valori andrebbero ristabiliti, dove scrittori radical, super scortati, insultano le istituzioni e dove uomini coraggiosi e non allineati come Sergio De Caprio subiscono queste ingiustizie.

Vi riproponiamo una bella intervista di oltre 1 anno e mezzo fa. Una vita Off, segreta, silenziosa, trascorsa a combattere nelle fila del bene

Patria, legalità, radici. Identità. Fondamenti della cultura di una terra collettiva.  La legalità, sorella maggiore di esse, in un Paese che perennemente rischia il suo contrario, la sua degenerazione, è una forma di elevazione culturale. Perché? Perché attraversa le vene, ci scorre dentro e arriva fino all’anima, alla mente e si plasma tra le componenti fondamentali dell’etica, universale, individuale e collettiva. Militari militanti e Milizia sociale, i valori etici del cittadino-soldato. I valori dei volontari Capitano Ultimo

Devi raccontare quello che accade qui, quello che vedi con i tuoi occhi, più che parlare di Ultimo…”.                                                                                                               

Un grido liberatorio e il falco vola alto nel cielo. Poi torna e non perché sia ammaestrato, ma perché è un essere vivente libero, quindi sceglie. Il momento è quello del  Padre nostro, durante la messa domenicale nella “chiesa dei poveri, senza mura, semplicemente eretta con quattro pali in legno e un tetto di canne”, dove il sacro si percepisce tutto, la gente in cerchio si tiene per mano e le diversità etniche, sociali e religiose sono azzerate. Alla fine del rito cristiano, un omaggio alle altre religioni. Siamo a Roma, alla Tenuta della Mistica sulla via Prenestina, alla casa famiglia Capitano Ultimo. Varcato il cancello, qui tutto ha un sapore diverso, sa di buono, come il “pane del mendicante” fatto in loco con lievito madre da Mario e il suo aiutante Cristopher o le sfogliatelle alle mele della pasticceria dove ex senzatetto e richiedenti asilo lavorano insieme. Qui i Rom il metallo non lo rubano e, grazie a un progetto voluto dal Comandante, tornano alla loro tradizione, quella delle pentole in rame battuto. Tutto è autogestito e autosovvenzionato. Qui c’è legalità, opportunità, speranza e riscatto. “Libertà è partecipazione”, cantava Giorgio Gaber. E libertà è decidere da che parte e con chi stare, senza tentennamenti.

IMG_8227 “Guarda queste persone e parla con loro, è la loro esperienza quella che ha valore…”. Per tutti noi che siamo grati a lui e ai suoi uomini,  angeli silenziosi che ci proteggono dal male, che siamo fieri di condividerne la cittadinanza, sarà sempre il Capitano Ultimo anche se oggi ha il grado di colonnello. Ultimo, al  secolo Sergio De Caprio, non ha bisogno di presentazioni: moltissimi i suoi arresti, ma è conosciuto soprattutto perché, a capo dell’ Unità militare combattente Crimor (acronimo di criminalità organizzata) da lui fondata, ha scovato e ammanettato il boss di Cosa Nostra Salvatore Riina, aggiungendo un tassello importante al lavoro di eroi che all’Italia hanno dato la vita, dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ai tanti servitori dello Stato e nonostante questo Stato, agli stessi ragazzi della Crimor come Volpe, Ram e Mago, caduti per il loro ideale di giustizia come tanti altri guerrieri della legalità e con qualunque divisa, da padre Pino Puglisi ai vari giornalisti uccisi perché onoravano la loro professione. De Caprio  oggi è al Noe (Nucleo operativo ecologico), la sezione dell’Arma dei Carabinieri che si occupa di tutela dell’ambiente, compresi la lotta all’inquinamento da sostanze radioattive e al contrasto della criminalità anche internazionale che lucra sul traffico dei rifiuti.

Alla casa famiglia Volontari Capitano Ultimo la legalità sta generando fratellanza vera e contribuire a questo vuol dire essere cittadini e soldati, è gesto etico ma anche estetico.

Ultimo non è un personaggio mitico anche se deve vivere nascosto, è un uomo concreto e il tramite attraverso il quale tutto questo è possibile. Incontrarlo, seppure di sfuggita e “rubandogli” qualche commento, è un privilegio e un grande onore. Qui il cuore di tutto è il monumento al generale Dalla Chiesa, donato da un carabiniere ausiliario in congedo, su cui sventola il tricolore.

Perché Ultimo ha sentito l’esigenza di fondare una casa famiglia?

“Perché non siamo in grado di adottare le persone e portarcele tutte a casa. Allora, riconoscendo questo nostro gravissimo limite, abbiamo deciso di costruire una casa famiglia e di impegnarci direttamente come gesto d’amore, come gesto di legalità, per far capire che l’impegno è fondamentale e che, così facendo, usciamo un po’ dall’ipocrisia e dalla falsità. Quindi ci impegnamo, rischiamo e cerchiamo di realizzare qualcosa così, con amore”.

Tra i metodi educativi, perché la scelta dei falchi, considerati formativi per i giovani anche nel Medioevo, oltre che bellissimi ed emblemi assoluti di libertà?

“I falchi sono entrati nella mia vita in un periodo in cui stavo male. Mi sono venuti in sogno, me li ha mandati il nostro amico Ronnie Lupe, capo degli Apache delle Bianche Montagne. Falchi che mi venivano addosso ma che non mi facevano male, mi accarezzavano, mi sfioravano come un raggio di luce. Poi ho fatto una ricerca su internet, li ho riconosciuti, erano falchi astori. Ho seguito il corso di falconiere e da quando li faccio volare non soffro più di quei sintomi di malattia che avevo prima. Mi hanno curato. E quindi ho approfondito la falconeria, abbiamo scoperto che è bellissima anche perché, come metodo educativo, il falco lo puoi solo premiare, perché se lo punisci reagisce sempre in due modi: ti aggredisce o fugge via. Come noi. E la usiamo anche come metodo educativo. E poi per me la falconeria è un amore grande. Del resto, ognuno ha i suoi amori”.

Militari militanti e Milizia sociale, i valori etici del cittadino-soldato, come si legge sul sito dei volontari Capitano Ultimo. Che vuol dire, oggi, essere un guerriero? E qual è il senso estetico dell’amor patrio e contemporaneamente del servire i più umili?

IMG_8217“Siamo guerrieri perché creiamo sopravvivenze, perché combattiamo per far sopravvivere le persone, combattiamo in tutti i modi. Lo abbiamo fatto con il Codice, fino a quando il Codice non diventa oppressione o sfruttamento, lo abbiamo fatto con l’impegno sociale e ora lo facciamo con la preghiera, che è la legge più bella che abbiamo e seguendo quello che ha detto Gesù combattiamo. Cerchiamo di far sopravvivere i fratelli Rom, i migranti, i disoccupati, gli abbandonati. Lo spirito guerriero è tutto in questa azione. A volte ci riusciamo, a volte meno e altre volte sbagliamo, però noi lo facciamo, stiamo qua in mezzo alla strada dove c’è l’albergo occupato (struttura abitata da richiedenti asilo a cui i volontari spesso portano un pasto caldo, ndr), e ci giudicano gli occhi della gente affamata e disperata. E discriminata”.

Quelle persone che spesso sono le più vere e sincere, perché non hanno retropensieri…

“E noi stiamo in mezzo a loro, come vedi, con una bandiera tricolore issata che viene rispettata da tutti, da gente che normalmente potremmo dire che si pone in maniera antagonista. E invece noi ci teniamo per mano e combattiamo, insieme, per creare una comunità, vera, senza ipocrisia, senza falsità, senza manipolare nessuno, senza volere nulla in cambio. Per l’amore. Perché questo è il nostro popolo e questa è la nostra nazione. E quindi per questo noi siamo guerrieri”.

Forse molte persone e anche tanti giovani, dovrebbe venire qui, dove si respira bellezza, legalità e  amore di Patria, a fare volontariato, invece di fischiare l’Inno nazionale. Potrebbe essere una nuova base di partenza…

“Io questo non lo so. Certo, non saremo maestri di niente, non insegneremo niente a nessuno. Noi camminiamo in mezzo alla strada e andiamo avanti. È tutto qua. Noi non vogliamo niente, non vogliamo consenso né imporre qualcosa, né dimostrare niente a nessuno. Vogliamo solo servire e amare la nostra gente, creare e stare nella comunità del nostro popolo, qualunque esso sia, qualunque siano le connotazioni etniche e religiose. La comunità nostra è questa e ce l’ha insegnato Gesù di Nazareth e siamo anche indegni di pronunciare quel nome. Però ci proviamo, con tutti i nostri difetti, felici di aver molti difetti”.

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Questa vita sempre blindata, di Ultimo e dei suoi uomini, cosa costa in termini di privato?

“Non costa niente. La accettiamo come un dono, sperando di essere degni delle opportunità che Dio ci ha dato. Speriamo di non avere niente per noi, di rimanere semplici, come quando eravamo ragazzi. E speriamo che la derisione di quelli che criticano l’ingenuità e la semplicità sia per noi un grande orgoglio. Dobbiamo considerare sempre questo”.

Il nostro è uno strano Paese, dove chi lavora per il bene comune viene come minimo osteggiato da quelli che, a vario titolo, sono definiti i “professionisti dell’antimafia”…

“Noi stiamo da questa parte. Poi, altrove, è giusto che ognuno si esprima come meglio ritiene e nelle proprie convinzioni. Per noi è così. Non vogliamo e non ci interessa avere ragione. Cerchiamo di dividere quello che abbiamo in parti tutte uguali, cerchiamo di dare qualcosa anche a chi non fa niente, perché magari non è in grado di farlo, perché forse è malato o ha subìto un trauma, però deve vivere. E quelle persone sono nostri fratelli e dobbiamo aiutarli ugualmente. Crediamo nell’uguaglianza e nella fratellanza e questa è una legge importante. Poi, dei professionisti dell’antimafia…boh, non so che dire, se non buon lavoro. Noi rispettiamo il lavoro di tutti ma stiamo qua. La legge nostra è uguaglianza e fratellanza, tutto il resto ci è estraneo”.

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Entrando qui, si respira subito un’aria diversa, di serenità, di uguaglianza, di legalità. Alla base di tutto, quanto conta l’essere un carabiniere?

“Tutto questo vuol dire essere un carabiniere, è lo spirito del carabiniere che serve la sua comunità. E non esercita alcun potere, ma dona se stesso al suo popolo, senza volere nulla in cambio. Questo ce lo hanno insegnato i vecchi carabinieri  e noi non siamo niente di diverso da loro. Anche qui, speriamo di essere capaci di seguire i loro esempi. A volte ci riusciamo, a volte di meno e chiediamo loro scusa per tutte le volte che non siamo riusciti a essere degni dei loro insegnamenti e dei loro sacrifici”.

La Patria si ama e si serve. Lo hanno fatto gli Arditi e i “ragazzi del ’99”  sul Piave come i giovani eroi tra le sabbie infuocate di El Alamein. Lo fanno oggi uomini e donne in uniforme e i cittadini onesti. I valori etici, ricorda Ultimo, il coraggio di donare la vita per amore del proprio popolo, il sacrificio senza “do ut des” sono un dono ereditato dalla cultura delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri e sono patrimonio di tutti gli italiani. “Nei secoli fedele” è l’essenza stessa del carabiniere e la fedeltà è al popolo italiano, oggi come ieri. Di “abnegazione silenziosa” dell’Arma parlava Gabriele d’Annunzio  il 12 giugno 1917 nella sua orazione funebre per il capitano della Benemerita Vittorio Bellipanni. È così oggi, con le parole scritte da Ultimo, “Le idee non si fermano, i sogni vivono nelle azioni delle persone, nei gesti quotidiani e rappresentano la sfida più bella contro l’ arroganza della forza, contro l’ arroganza del sopruso”.

1 commento

  1. grande capitano… anzi, colonnello ultimo! 🙂

    darei molti anni pur di essere in quel gruppo e aiutarvi a smascherare i furfanti! io nel mio piccolo ci provo, ma sono soltanto un granello di sabbia sotto un oceano di mare!

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