Killing Matthew, altro che i soliti 2 accordi e il “cuore a mille”

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Killing Matthew, altro che i soliti 2 accordi e il "cuore a mille"Da bambini, quando erano ancora due perfetti sconosciuti l’uno per l’altro, il lombardo Luca Servodio e il marchigiano Jacopo D’Andreamatteo sognavano rispettivamente di diventare un grande calciatore e un mangaka. Poi, nel 2016, durante una festa in un appartamento di amici comuni, entrambi notano una chitarra. Non le resistono: Jacopo comincia a suonare, Luca a canticchiare. Qualche mese dopo, il primo chiama il secondo proponendogli di fare musica insieme. Nascono così i Killing Matthew.

«Il rispetto e la curiosità per la creatività dell’altro non solo ci hanno spinti a formare il duo, ma a farlo crescere» spiegano. «Le influenze musicali poi, malgrado qualche divergenza, hanno sempre trovato un terreno comune e fertile sul quale coltivare la nostra ispirazione».

Hanno debuttato con Addio nemico mio (La Stanza Nascosta Records), un album intimista, essenzialmente acustico ed improntato su chitarra e pianoforte, che ricerca e trova la sua originalità nella tradizione.

«E’ un lavoro puro e sincero, privo di orpelli barocchi e fronzoli rococò» dice Jacopo. Aggiunge Luca: «Si tratta di un disco incentrato sulla nostalgia, un sentimento che sfiora sempre le varie canzoni e che prende spunto dalle nostre vite, ma anche da quelle degli ‘anti eroi’ di cui raccontiamo».

I due vivono da anni in Francia, a Grenoble, da dove continuano a seguire la musica italiana: «Paradossalmente trovo che in Italia il rock abbia attecchito maggiormente; dico “paradossalmente” perché con quello che si sente alla radio nel mio paese c’è da mettersi le mani nei capelli» afferma Luca.

Anche Jacopo dice la sua: «Io mi reputo un “razzista musicale”, ovvero non sopporto la gente che vuole far passare per arte un file midi prodotto automaticamente da una macchina. Per me suonare significa suonare, ovvero conoscere la musica e gli strumenti. In Italia la scena underground produce bella musica, anche se poi all’Arena di Verona suona gente discutibile, che parla di “cuori a mille” buttandoci su due accordi ed altre banalità. I poeti di oggi sono strani».

Tornando a loro, i Killing Matthew si sentono ancora agli esordi e sono prontissimi a percorrere un lungo cammino. «Mi piacerebbe che la nostra musica valicasse le mie mura domestiche e arrivasse alle orecchie della gente, degli sconosciuti, di coloro che non hanno volto per me» confida Luca.

Gli fa eco il suo compagno di note e parole: «Vorrei che la gente si rendesse conto del lavoro che c’è dietro il nostro album. Ci auguriamo di poter suonare spesso e di dare voce ai nostri sentimenti, attraverso i quali la gente potrà forse trovare qualcosa della propria vita».