Oriana Fallaci, “scrittore prestato, solo prestato al giornalismo”

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Flickr by schantelle
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Chi ha letto Un uomo, dedicato al compagno di una vita Alexandros “Alekos” Panagulis, letterato e attivista politico greco in lotta (armata e non a sinistra) contro la dittatura dei colonnelli e morto in un misterioso incidente stradale nel 1976, non faticherà a trovare nelle lettere di Oriana Fallaci indirizzate al suo editor Sergio Pautasso la genesi del suo amore per Panagulis e le difficoltà di raccontare la tragedia tragedia in un libro, di fatto il suo primo grande romanzo. Si dà il caso invece che io sia uno scrittore (2018, postfazione di Guido Andrea Pautasso, sovraccoperta d’artista di Luca Pignatelli, stampato in 300 copie numerate più 10 copie d’artista, 30 euro) è un volumetto di 34 pagine, pubblicato da De Piante Editore (casa editrice fondata dai giornalisti Luigi Mascheroni e Angelo Crespi e dall’imprenditrice Cristina Toffolo De Piante che fa pochi libri per pochi leggiamo “in esergo”), che raccoglie tre bellissime lettere inedite della Fallaci, datate tra il 1976 e il 1977, “scrittore prestato, solo prestato al giornalismo”, a colui che diviene in certo senso il suo consigliere in un momento così difficile, quel Sergio Pautasso, intellettuale non engagé, critico letterario, poeta, amico di artisti e scrittori e, all’epoca della succitata corrispondenza epistolare, direttore editoriale della Rizzoli.

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