Quei “Pittori del Lago” così anarchici e bohémien

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Angiolo Tommasi, Sulle rive del lago, olio su tela, [Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0)]
Angiolo Tommasi, Sulle rive del lago, olio su tela, [Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0)]

I pittori del Lago. Il lago è quello di Massaciuccoli a Torre del Lago (Lucca), una terra tra pianura e collina, ancora in parte incontaminata, dall’atmosfera incantata.

Lì, tra Otto e Novecento, intorno al compositore Giacomo Puccini, si era formato un gruppo di pittori poveri e liberi, anarchici e scapigliati, ribelli a ogni regola, ciascuno con un proprio estro e stile.

Riuniti dall’amore della pittura, della natura, della caccia, delle bevute e delle mangiate di polenta in capanni e trattorie. Giovani, allegri, con vene di malinconia, erano veri e propri talenti artistici del paesaggio e della figura capaci di catturare luce, sole, vibrazioni, come sino allora nessuno aveva fatto.

Molti ex allievi del venerato Fattori, volevano reagire al suo superato realismo, accogliendo echi stranieri del post-impressionismo, divisionismo, simbolismo. Tanto che lui li definiva con disprezzo gli “impressionisti dei risotti gialli”.

A questo manipolo di artisti, che non formarono un vero e proprio movimento per la loro eterogeneità, sono state dedicate alcune mostre, tra cui Per sogni e per chimere. Giacomo Puccini e le arti visive (sino al 23 settembre 2018) alla Fondazione Ragghianti di Lucca. Nel 1998, la rivelatrice I Pittori del Lago. La cultura artistica intorno a Giacomo Puccini a Palazzo Mediceo di Seravezza. Nel 1990 Tra il Tirreno e le Apuane a San Micheletto di Lucca e nel lontano 1982 la pionieristica Puccini e i pittori al Museo della Scala a Milano.

Chi erano questi pittori? Plinio Nomellini, Ferruccio Pagni, Francesco Fanelli, Raffaello Gambogi, Angiolo e Ludovico Tommasi, Lorenzo Viani, Galileo Chini, cui se ne aggiunsero altri.

Si definivano con umorismo il Club la Bohème prima ancora della prima torinese della Bohème di Puccini del 1° febbraio 1896.

Si radunavano nel capanno di Gambe di Merlo con chiassose baldorie, non lontano dalla casa acquistata dal musicista nel 1891 a Torre del Lago, allora solo “una lingua lacustre” con 300 abitanti. Tra i primi ad arrivare, il livornese Ferruccio Pagni (1866-1935), che nelle sue riprese del paesaggio (Pascolo a Torre del Lago, 1895 c., Fenicotteri sul Lago, 1894 c., Specchi d’acqua sul palude) frantumava la “macchia” in mille tocchi divisionisti piccoli e luminosi, con declinazioni simboliste.

Quei "Pittori del Lago" così anarchici e bohémien
Francesco Fanelli, Lavandaie sul lago, 1898 circa, olio su tela, 98 x 74 cm, firmato in basso “F. Fanelli”, Collezione privata, Firenze

Francesco Fanelli (1869-1924), livornese pure lui, era affascinato dall’acqua vibrante, dove contadine e lavandaie si tiravano su le gonne per attingerla. Quell’acqua che attirava anche il livornese Angiolo Tommasi (1858-1923), che ne descriveva la vita con donne sedute in gusci di barca o a lavare i panni, vegetazione, uccelli, oche, fenicotteri, e, sullo sfondo, le Apuane. Il fratello, Ludovico Tommasi (1866-1921), non meno bravo, trattava la “macchia” con zaffate di colore immortalando il lavoro femminile: donne che lavavano, cucivano, portavano fascine con i loro fazzoletti in testa e lunghe gonne di tela.

E poi c’era Plinio Nomellini, un altro livornese (1866-1943), che, con gli altri, dimostra quanto fosse vitale e moderna Livorno in barba alla più immota Firenze. Il pendolare e movimentato Nomellini fu il vero mago delle esplosioni di colore in scintille o pennellate infuocate, come nel Tramonto a Torre del Lago del 1901.

Così Torre del Lago diventava un grande scenario “d’ombre blu”, come gli stessi pittori chiamavano la loro pittura.