Macchè spiagge e pedalò, meglio un giro tra i giotteschi in Umbria

0
10
CC0 Creative Commons

Chi ha scelto l’Umbria per le sue vacanze estive non si pentirà.

Non solo perché l’Umbria è una magnifica terra verde, ma perché ha una importante tradizione artistica, valorizzata da due mostre, di qualità e rigore scientifico, con sedi in diverse città del territorio.

Riguardano i “giotteschi”, quegli artisti bravissimi, ma spesso ancora anonimi, seguaci ed interpreti di Giotto.

Autori di tavole a fondo oro, sculture lignee, polittici, miniature, reliquari, un tempo in antiche chiese della regione, oggi riuniti dopo secoli da collezioni e musei italiani e stranieri. 

Seguendo le sedi delle due mostre è possibile proporre un itinerario alla scoperta di un patrimonio eccezionale.

Mello da Gubbio, Pala di Agnano (particolare), Gubbio, Museo Diocesano

La prima tappa è Gubbio con la rassegna Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi (sino al 4 novembre, Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Palazzo Ducale).

Citando nel titolo Oderisi da Gubbio, il miniatore che Dante incontra tra i superbi nel Purgatorio, la mostra riporta a quegli anni del primo Trecento in cui si apriva un’epoca nuova nella lingua, nella società e nell’arte.

Una stagione di cui la pietrosa Gubbio è il simbolo, non solo con i suoi monumenti, ma con i suoi artisti tra Duecento e Trecento: Guido di Pietro da Gubbio (già Maestro delle Croci francescane), il Maestro della Croce di Gubbio, Palmerino di Guido (già Maestro Espressionista di Santa Chiara), Mello da Gubbio, il Maestro di Figline, il cosiddetto “Guiduccio Palmerucci” e altri di cui sono presentati capolavori. Testimonianze del passaggio dalla “maniera greca”, bizantina, al realismo di Giotto e Pietro Lorenzetti.

La seconda mostra, Capolavori del Trecento. Il cantiere di Giotto, Spoleto e l’Appennino (sino al 4 novembre) prevede altre quattro tappe a Montefalco, SpoletoTrevi e Scheggino, dove si possono ammirare altri settanta dipinti su tavola a fondo oro, sculture lignee policrome, miniature ancora nel segno di Giotto. Molti restaurati, altri riscoperti o ritrovati.

Crocifisso di San Francesco, Maestro della Croce di Trevi, Trevi, Raccolta d’Arte di San Francesco, tempera e oro su tavola

L’impatto con Montefalco (Complesso Museale di San Francesco) è spettacolare. Colpiscono le maestose Madonne lignee policrome e gli straordinari dossali a fondo oro con Storie della Passione di Cristo e Storie di Santi del Maestro di Fossa e del Maestro di Cesi.

Al Museo Diocesano di Spoleto, sono di scena il Maestro di Cesi con il Trittico con Incoronazione della Vergine, giunto da Parigi e il Paliotto del Maestro di San Felice di Giano. Mentre alla Rocca Albornoz il protagonista è il Maestro delle Palazze, grande frescante e abile traghettatore della pittura dal “greco in latino”.

Anche Trevi ha le sue meraviglie giottesche come la gigantesca Croce sagomata databile intorno al 1317 conservata nella chiesa di San Francesco, opera del Maestro della Croce di Trevi, collaboratore di Giotto ad Assisi. Con lui è presente anche il sorprendente Maestro di Fossa con tutto il suo corpus.

Infine la pittoresca Scheggino, dove nello Spazio Arte Valcasana si trovano informazioni, itinerari, e frammenti di affreschi dell’abbazia di San Salvatore a Campi di Norcia, recuperati dopo il terremoto del 2016. Ma le sorprese sono ancora molte.