Quando “le focaccine dell’Esselunga” diventano un tormentone

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OEL
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Leonardo Cecchetto, 18 anni, liceale alle porte del quinto anno di liceo scientifico: in arte OEL.

E’ il rapper misterioso del tormentone Le focaccine dell’Esselunga. Il nuovo pezzo si chiama Pezzo Reggaeton e, neanche a dirlo, fa il verso all’abuso del medesimo genere da parte di moltissimi arstisti di oggi.  «Molti cantanti di oggi, anche se provenienti dai generi più disparati, provato a sfornare la hit dell’estate producendo un pezzo reggaeton».

Figlio d’arte – il grande Claudio Cecchetto, pioniere della musica in Italia e grande scopritore di talenti. L’illustre papà in questo caso però non c’entra con il successo del figlio, o per lo meno, non del tutto. Leo ha fatto tutto da solo, per scherzo, per gioco e alla fine, involontariamente si può dire, ha avuto un successo improvviso e inaspettato. A papà Claudio quindi si può solo attribuire la colpa di aver tramandato a suo figlio il sangue con dentro i geni del tormentone…

Ci racconti la vera storia di come nasce la canzone sulle focaccine dell’Esselunga che ormai tutti conosciamo?

E’ nato tutto per gioco, casualmente. Mi stavo annoiando e ho deciso di registrare questa canzone senza avere niente di scritto, e di inviarla ai miei amici per farci due risate. Così ho mandato un audio Whatsapp ai miei amici con il file della canzone. Passato qualche giorno ho notato che in giro per Milano le persone intorno a me avevano il file e lo ascoltavano, nonostante io non le conoscessi. Ho capito allora che la canzone stava girando nonostante io non lo avessi previsto. A quel punto ho capito che il brano funzionava perché era orecchiabile e divertente e faceva sorridere le persone: così l’ho caricata su facebook, dove il video ha raggiunto prestissimo le 800000 visualizzazioni. Sul social network sono poi stato contattato da Esselunga per una partnership e insieme abbiamo prodotto il videoclip della canzone.

Inizialmente si pensava che fossi un prodotto di Ciao Belli, la storica trasmissione di Radio Deejay.  

Come dicevo, per fare in modo di non concentrare l’attenzione su di me, ma sulla canzone, ho inizialmente scelto l’anonimato. Poi Ciao Belli ha iniziato a trasmettere il pezzo senza sapere chi fosse l’autore e indipendentemente da me. Ci sono state nel tempo infatti parecchie ipotesi sull’identità del cantante, che è stato divertente seguire dal mio punto di vista e da quello dei miei amici che conoscevano la verità. Ad un certo punto pensavano addirittura che fossi una cosa studiata a tavolino da Esselunga…

Hai mai sentito qualche pressione nell’essere il figlio del mitico Claudio? Te lo chiedo soprattutto in relazione alla tua situazione di oggi: come artista emergente, come ti senti?

Io volevo evitare che si sapesse il mio cognome, oltre che per evitare riscontri negativi legati a pregiudizi, anche per non distogliere l’attenzione dalla canzone portandola su di me. Volevo che ci si concentrasse totalmente sul brano e sulla sua originalità. Ad essere onesto però, i lati positivi dell’avere il mio cognome sono talmente tanti che quelli negativi nemmeno li considero più. Avere a casa una persona come mio padre è sempre stato di grande aiuto e ora lo sarà ancora di più. E’ un grande punto di riferimento per me.

Hai mai parlato con tuo padre della canzone durante la sua realizzazione, per avere un consiglio, una dritta, oppure lo ha scoperto da solo dal web che l’autore di quel tormentone eri tu?

Quando il video è diventato virale gliel’ho fatto vedere e ha ascoltato la canzone. Gli è piaciuta e allora abbiamo iniziato anche a lavorare insieme.

Il lato ironico nelle tue canzoni, anche per quelle future, quanto è e quanto sarà importante?

L’ironia è molto importante per me e infatti anche in Pezzo Reggaeton, il mio ultimo brano, lascio molto spazio all’aspetto dissacrante e comico pur curando di più l’aspetto musicale e di costruzione del brano rispetto al mio (involontario) debutto. Detto questo ho in mente altri progetti per il futuro, ho delle cose scritte e spero di riuscire a spaziare su più fronti.

Ti dispiacerebbe quindi in futuro essere incanalato nel genere demential rap?

Non nego che il mio primo pezzo sulle focaccine e questo sul reggaeton siano fortemente caratterizzati da un ironia di tipo stereotipico di fondo. E’ lecito pensare che io faccia questo genere perché fin ora mi sono mosso nell’ambito; spero che in futuro quando farò altre cose verrò riconosciuto per quelle, anche se saranno diverse dal rap comico demenziale. Mi piacerebbe riuscire ad andare oltre insomma.

Ti chiederei come a tutti gli artisti che intervistiamo un episodio OFF della tua carriera. Ma visto che la tua carriera è appena iniziata, immagino che l’episodio OFF possa essere solo uno…

Diventare virale grazie alle focaccine dell’Esselunga mi sembra abbastanza OFF, una storia pazzesca!