Di luce e ombra: quella pittura fuori dal tempo di Claudio Magrassi

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claudio magrassi
Hybris, 2018, olio su tela, cm 120x190
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Effigies [I e II], 2017, olio su mdf, 20×25 cm l’uno

E’ un’ombra quella che cala sul mondo antico e moderno, lasciando però sempre spazio alla luce salvifica. Questo emerge dalle opere di Claudio Magrassi, artista che tra le tante importanti mostre annovera anche una una Biennale di Venezia, quella del 2011, nelle sedi di Saluzzo.

Nelle ultime opere del pittore si denota come egli sia riuscito a creare veri e propri universi, che accanto alla bellezza stilistica ci portano a esplorare emblematici contenuti.

Ecco che nell’opera Hybris tre figure emergono dall’oscurità, due delle quali, quelle sulla sinistra, ci riconducono a retaggi caravaggeschi, mentre sulla destra ne è disposta una misteriosa: una donna dalle sembianze sensuali alle quali non ci è dato riconoscere il viso, nascosto da un velo. Eproprio il suo corpo che emerge con forte luce all’interno del buio del dipinto. Magrassi ha quindi forse intenzione di dirci che la bellezza è in grado di salvarci dalle intemperie del mondo?

claudio magrassi
Hybris, 2018, olio su tela, cm 120×190 cm

Queste grandi tele rappresentano l’abilità stilistica dell’autore, il quale dimostra il suo interesse per l’antichità, come quello per la modernità, inserendo figure talvolta anche anomale, non rinunciando mai alla pittura a olio, che gli permette di dare luogo a delle cromie calde, intense e sfumate.

In Edelkroid una donna osserva una strana creatura – un uomo senza volto con lunghi guanti color verde-giallo acido. Si tratta forse di quel transumano che potrebbe arrivare nel futuro, con questa bellissima ragazza che dal presente vede la deformità che porterà il futuro? Una finestra però si apre al centro, una finestra portatrice di luce: uno spiraglio di salvezza, salvezza che Magrassi non nega possa essere letta in chiave sacra e cristiana.

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Stigma, 2016, olio su tela, cm 180x 250 cm

L’altra opera che fa parte di questa serie è Stigma, che vede al centro un uomo tatuato e in blue jeans che si eleva in arie come crocefisso, mentre un pavone e una creatura mostruosa lo circondano. È collocato in uno scenario in contrasto, tra antiche colonne diroccate e un grattacielo che prende fuoco nel sottofondo. Qui, più che nelle altre, si manifesta la vena estrosa, visionaria e surrealista di Magrassi, che anche in questo caso, come lui stesso afferma, “sporca” l’opera destrutturandola, per permettere in fine alla luce di emergere, dando così slancio e potenza al dipinto.

Antico e moderno, luce e ombra: ecco quali sono gli elementi primari di Claudio Magrassi, le cui nuove opere saranno in mostra alla personale che avverrà alla Galleria Triphé di Roma nell’arco del 2019, in date ancora da definire.