Selfie mania. Dorian Gray, un dilettante!

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Tempo di social, tempo di selfie. Comunicazione sempre più immediata e veloce, non solo in tema di notizie, spesso infondate e prive di contenuti reali, ma anche e soprattutto nel raccontare noi stessi. Internet e i social network sono ormai diventati il diario del popolo. Il luogo per eccellenza a cui affidare umori, desideri, confidenze e racconti.

Se prima eravamo abituati a sfogare il nostro io attraverso le pagine di un diario o di un’agenda che custodivamo gelosamente in segreto, oggi tutto viene reso pubblico senza nessuna forma di censura o vergogna. Senza filtri siamo pronti a raccontarci al mondo intero e a mostrare, attraverso foto, il nostro quotidiano. Momenti belli e momenti brutti. Tutto fa brodo.

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La caccia al “like” è aperta e, pur di conquistare seguaci, non poniamo limiti alla nostra fantasia e, se vogliamo, creatività. La selfie mania esplode e non riguarda solo chi del proprio lavoro ha fatto una questione di immagine come potrebbero essere attori, showgirl e personaggi del mondo dello spettacolo ma riguarda tutti noi. Smartphone alla mano e il gioco è fatto. Psicologi, sociologi, antropologi e scienziati studiano e analizzano il fenomeno da tempo e, secondo alcune ultime pubblicazioni, questa mania riguarderebbe la cosiddetta “generazione me” dedita all’autopromozione a oltranza.

Credo che la situazione sia molto più semplice da spiegare: trattasi di una forma di comunicazione e di espressione figlia dei tempi che stiamo vivendo. Tempi in cui la tecnologia la fa da padrona e dove, forse, i rapporti interpersonali vengono meno. In sostanza siamo tutti più soli. ma con migliaia di follower.

L’incontro nella piazza reale, sotto casa, al bar o sul muretto tanto ambito negli anni ’80 è stato ampliamente surclassato dalla piazza virtuale. Se prima si scendeva al bar per vedere di incontrare qualcuno, oggi basta aprire un social network per “vedere chi c’è e che si dice”! La chiacchiera è pubblica e il confronto è aperto.

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La questione foto è quella che più sfugge di mano. Anche Dorian Grey, narciso per eccellenza, credo sarebbe rabbrividito di fronte a tutto questo: selfie estremi, piccanti, dai sapori sessuali e dalle virtù maliziose. Questi sembrerebbero essere gli scatti più ambiti e più capaci di ottenere consensi. Il voyeurismo si fonde al narcisismo e la caduta di stile è dietro l’angolo.

Sarà dunque facile vedere una Valeria Marini in una rievocazione storica nei panni della Regina D’Aragona con tanto di smartphone alla mano pronta ad uno scatto “stellare” e contestualmente inopportuno, o ancora ragazzi giovanissimi arrampicarsi sui tetti dei palazzi per catturare lo scatto estremo e spesso, purtroppo, fatale, o ancora un politico immortalarsi prima del giuramento in Quirinale o a bordo di un elicottero dell’elisoccorso per continuare la campagna elettorale. Lo scatto social non ha limiti, non ha distinzione di genere, classe, colore o ideologia politica. Spesso non ha remore. È social.

Punto. Essere o apparire? Perché scegliere quando possiamo mostrarci pubblicamente per come siamo?

Sempre che tutto ciò che mostriamo sia frutto di verità. Il dubbio resta sempre quello: l’apparenza inganna? Ca va sans dire …