Musei gratis ma si paga all’aeroporto

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Non si può morire senza aver visitato l’Italia. E’ quello che dicono di noi in tutto il mondo, una variazione in larga scala di “vedi Napoli e poi muori”. Perché non far pagare un biglietto per entrare nel nostro paese, museo permanente effettivo a cielo aperto? Ma andiamo per gradi.

I motivi di questa passione per il nostro paese che rende gli stranieri Mad For Italy – pazzi per l’Italia – sono il cibo, lo stile e la moda ma soprattutto la grande quantità di opere d’arte, poli museali, chiese, borghi e itinerari d’arte che nessun altro paese al mondo può vantare, talvolta nemmeno unendo più culture. Sono oltre 200 mila i siti archeologici, i beni storici, monumentali ed architettonici in Italia; senza contare quelli paesaggistici da visitare. Un primato che comporta però oneri e responsabilità in merito alla sua tutela e alla valorizzazione nell’ambito delle spese dello Stato.

Quella delle domeniche gratuite nei Musei era un’idea dell’ex Ministro della cultura Franceschini ma poi si sa, spesso mancano i soldi per gestirli e vigilarli al meglio. Così sono arrivati gli interventi dei privati a sostegno dei grandi simboli della cultura italiana come il Colosseo che il gruppo Tod’s ha restaurato e  messo in sicurezza con un finanziamento di 25 milioni di euro.

Infine dal Governo attuale le dichiarazioni del Ministro dei Beni Culturali Bonisoli, che ha parlato di abolizione delle domeniche gratis, affermazione che ha creato molte polemiche, ma in realtà lui vorrebbe che fossero i direttori dei  musei a decidere in autonomia come e quando promuovere giornate a ingresso libero, con l’obiettivo di sostenere un’offerta turistica migliore.

“Lascerò loro più libertà – ha detto il Ministro – se vogliono fare una domenica gratuita niente di male, ma l’obbligo no”.

Probabilmente si riferiva  al fatto che l’Italia sta diventando la prima meta culturale al mondo, e in estate sono più gli stranieri degli italiani a frequentare i musei, la gratuità fissa settimanale equivarrebbe ad un mancato guadagno. E si sa quanto hanno bisogno le casse dello Stato di quei soldi.

Così la replica di Franceschini: “la domenica gratuita era una festa di popolo che ha fatto aumentare anche gli ingressi a pagamento, oltre a essere un fatto educativo e pedagogico. Eliminare questa abitudine buona, per una discontinuità politica è molto grave”.

Di fatto l’Unesco ci riconosce il primato assoluto contando 53 siti a cui tocca il prestigioso riconoscimento di patrimonio culturale dell’umanità, contro i 52 della Cina, che vanta un territorio 32 volte più esteso. Per entrare in Cina si paga un visto di 135 euro, in Russia invece 99 euro, assicurazioni obbligatorie comprese.

Arriviamo alla nostra proposta: una soluzione per fare cassa senza troppe difficoltà ci sarebbe e nemmeno tanto assurda e  sarebbe un aiuto concreto per coprire i costi dedicati alla manutenzione delle opere d’arte, del personale che si dedica alla cultura e direi persino un sostegno agli artisti: “Una Tassa d’ingresso al museo Italia”.

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Un visto speciale sotto forma di tassa fissa di ingresso per gli stranieri che entrano in Italia a visitare il museo a cielo aperto più grande del mondo. Una sorta di lasciapassare delle arti italiane da regolare negli aeroporti, stazioni e porti che dia diritto al turista di girovagare per le nostre città con l’accesso nei principali poli museali italiani. Questo visto garantirebbe un gettito fisso responsabilizzando i turisti che vengo a visitare le città d’arte che risparmierebbero tempo e soldi, per noi sarebbe anche una opportunità per promuovere il paese fuori e appena se ne superano i confini.

Una soluzione semplice e veloce, difficile risolvere questa gigantesca questione dei flussi turistici in maniera diversa, perché il patrimonio italiano è patrimonio di tutto il mondo e merita di essere sostenuto, difeso e promosso anche dagli altri governi. In Europa oltre ai flussi migratori ben più complicati, i politici dovrebbero pensare anche alla cultura e a chi si sposta per conoscere e visitare la grande storia dell’arte italiana.

Questa proposta può essere studiata, migliorata, ampliata proprio perché in molti Stati ci sono visti e tasse, ma da noi in Italia queste spese sarebbero veramente giustificate. E’ legittimo chiedere di pagare tutti e pagare poco per avere molto di più: cultura, musei e monumenti dalla parte del turista in un unica soluzione solo varcando il confine.