“Le donne? Intelligenti o mignotte”. Auguri al mito Franca Valeri

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“Io sono molto ben voluta e mi chiedo perché. Poi riflettendo qualcosa ho fatto: ho taciuto molto. E non è poco”. Oggi 31 luglio, compie la bellezza di 98 anni. Classe 1920, la mitica, Franca Maria Norsa, in arte Franca Valeri, si racconta in questa intervista cult a OFF di pochi anni fa. Vita e carriera di una delle più grandi attrici italiane di sempre. Molto difficile anche per le nuove leve della comicità di oggi raggiungerla. Artista dalla raffinata intelligenza, Franca possiede una genuina sincerità, che in pochi si possono permettere; la sua autoironia è una lezione per tutti noi. (Redazione).

Franca, ci racconta un episodio Off di inizio carriera?

Prima del matrimonio con Vittorio Caprioli, il prete – presagendo evidentemente qualcosa – ci disse: «Avete già gli anelli?». Stavo per mostrargliene uno semplice, con brillante, ma Vittorio corse alla merceria di fronte e ne acquistò uno da tenda. L’ho conservato per molti anni, anche dopo il divorzio.

Una storia d’amore, quella con Caprioli, nella quale non sono mancati i tradimenti.

E pensi che con lui è durata soltanto dieci anni. Con Maurizio Rinaldi, invece, ho trascorso trent’anni. Non sono mai scappata da casa o fatto scenate isteriche. Ero molto infastidita dai tradimenti dei miei mariti, lo ammetto, ma ho saputo tollerare.

Perché?

Quello che vivevamo in privato era unico, indescrivibile. Andava oltre gli incontri fugaci con le altre donne.

Cosa l’ha dirottata verso la recitazione?

Credo di essere nata con il gene dell’attrice. Già da piccolissima mi dilettavo a recitare seduta sul tappeto di casa. I miei genitori intercettarono subito che ero un’esibizionista. Da mia madre ho preso la comicità estrema, da mio padre l’ironia un po’ spietata.

Oggi, insieme a quella del giornalismo, la professione dell’attore è quella più abusata.

Eh, ma senza la sostanza – in entrambi i casi – non si va da nessuna parte. Non si può mica barare sul talento.

Sua madre diceva: «La Franca non è bugiarda, ma reticente».

Già. Ho usato questa frase per dare il titolo alla mia autobiografia. Mamma sperava che dicessi sempre qualcosa di più, che straparlassi; invece no. Dico sempre quel che conta, mai una parola di troppo.

La disciplina della reticenza è ormai una dinamica dei primi Novecento.

Ah… Detesto quella continua celebrazione di se stessi, soprattutto in televisione. Ma credono davvero che al pubblico possa interessare?

Avviene anche sui social network, che lei – con molta probabilità – ignorerà placidamente.

Sì, ne ho sentito parlare. Pare che la gente inquadri ogni attimo della propria vita: matrimoni, gravidanze e piatti di lasagne. Io non ho neppure il computer. La vita è ormai senza mistero, senza discrezione. Questi strumenti dovrebbero essere usati con intelligenza, non per stupidaggini. Che invenzione strana…

Lei però ha inventato il cabaret moderno.

Quel teatro che si studia, ma non si fa più.

E quella comicità elegante e raffinata che non tornerà più.

È soltanto una questione di scrittura: oggi mancano gli autori comici. Ci sono soltanto troppi attori. Si vedono e si sentono delle cose che rasentano l’insopportabile.

Le parolacce, per esempio?

Anche. Le parolacce e la volgarità non fanno parte della letteratura comica.

Lei le parolacce le sa dire. Ricordo una sua dichiarazione: «Gli uomini si dividono in intelligenti e cretini, le donne in intelligenti e mignotte».

La rivendico. Ma, per fortuna, gran parte dei giovani – uomini e donne – ambiscono alla cultura. Li ammiro, hanno grandi potenzialità.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Peggio di adesso è difficile, mi creda.

Perché?

Siamo in un mondo controverso da tutti i punti di vista. Negli anni Cinquanta si emergeva per le proprie qualità. Oggi è tutto spaventosamente difficile. I giovani, purtroppo, sono costretti ad arrangiarsi. Ma sono fiduciosa perché da tutte le crisi, prima o poi, si esce.

Lei è stata sempre coraggiosa?

Abbastanza, sì. Avevo le idee chiare: non ho mai preso via traverse, non ho ricercato il guadagno facile e a ogni costo. Ho semplicemente seguito la mia passione.

Lo è ancora, coraggiosa: torna in scena a 95 anni.

Mio caro, non penso agli anni che ho. Ci pensate soltanto voi giornalisti.

In fondo, ha sempre professato la libertà.

Non riesco a immaginare il contrario. Non ho usato la libertà per imprese eroiche, ma per non tradire le mie idee e per fare quello che mi piaceva.

Ha già identificato l’erede artistica di Franca Valeri?

No. Non ci sarà. La mia storia è stata diversa da quella delle brave attrici comiche di oggi.

Se potesse mostrarmi una foto di un suo caro amico?

Difficile scegliere, ma ne prenderei una di Vittorio De Sica. Era un attore straordinario, abile a far recitare chiunque. Ne Il segno di Venere di Dino Risi, per esempio, con noi sul set c’era la giovanissima Sophia Loren, diventata poi brava per merito di De Sica.

Superati i 95 anni. Come si sente?

Molto bene, grazie. Non certo sola. I ricordi mi fanno compagnia. Ho anche degli amici speciali: i miei cani e i miei gatti. Parlo con loro, scrivo di giorno, e quando c’è da onorare il teatro salgo su un treno e torno sul palcoscenico. Senza paura.

10 Commenti

  1. Non mi sento all’altezza di emettere giudizi su questo argomento. Non sembra, ma è difficile farlo, per poter essere, quanto più possibile, nel giusto. A Franca Valeri, che ho seguito spesso nei suoi lavori, nel ringraziarla per il diletto ricevuto, le auguro tutto il bene di questo mondo e lunga vita, almeno fino a 120 anni. Pronto mammaaa….o la salumiera.-

  2. Lasciate Franca Valeri fuori dalle vostre sterili valutazioni. Guardatevi attorno e poi diligentemente lasciate un vostro umile commento sulla carriera di questa unica , grande donna, che onora l`arte italiana, se l`avete seguita.

  3. Trovo un poco patetico che a 95 anni si stia su un palcoscenico,io credo che la ragione sia la ricerca di quel primo posto che non ha mai avuto.Imporsi non vuol dire rimanere nella memoria, tutt’altro.A 95 anni affermare simili sciocchezze non da dignita’ e tantomeno fa pensare a che razza di amore offrivano a lei gli uomini e viceversa,credo neanche lo ricordi,anche perché a dire il vero non e che lei ………. ma tant’è.La considero gravina ma non perda il suo amor proprio raccontando sciocchezze,come dice quel proverbio? Chi si loda si sbroda.

  4. “La ragazza media preferisce essere bella che intelligente,perché sa che l’uomo medio è più bravo a guardare che pensare” ( O.Wilde)

  5. Le donne (e gli uomini) non sono né intelligenti né stupide, non sono né mignotte né sante, sono semplicemente donne, son quello che la natura vuol che siano: degli esseri che in molti periodi della loro vita hanno difficoltà a sopravvivere, esseri che devono proteggere la progenie e che, di conseguenza, hanno bisogno di certezze che, nel mondo moderno, sono rappresentate dalla sicurezza economica, mentre nel mondo “naturale “erano rappresentate da un capo famiglia forte e buon cacciatore. Quindi, per cortesia, non parliamo più di uomini e di donne, ma parliamo di umanità nella quale ognuno giuoca il ruolo che la natura gli ha assegnato!

  6. Direi che di donne intelligenti,ce ne sono POCHISSIME, COSE RARISSIME!!!
    Di arriviste e di aprofittatrici, ce ne sono a migliaia, sono quelle più carine, ma fanno parte delle MIGNOTTE!!!
    LA VERA DONNA, IL VERO PROTOTIPO DELLA DONNA, BELLA, INTELLIGENTE E COLTA, È LA “””MAMMA”””, IL SIMBOLO DELLA FAMIGLIA DELLA PROLIFICAZIONE COLEI CHE CON IL SUO CONTRIBUTO E UL SUO AMORE, DA NUMERO ALLA POPOLAZIONE !!!
    IL CATTOLICISMO, L`HÀ IMMACOLATA, ORA L`ATEISMO E L`ISLAM LA STANNO INSULTANDO E VORREBBERO FARE DI TUTTE LE DONNE “”” MIGNOTTE “”” !!! Questo dobbiamo impedirlo,
    i nostri rapresentanti governativi, devono rispettare e aiutare le mamme, non le mignotte!!!

    • @Visto che secondo lei non si può essere belle, colte, intelligenti se non si è ‘mamma’, mi domando dove colloca le donne sterili non per scelta. Devono necessariamente essere collocate fra le ‘mignotte’, suppongo.

  7. Mia cara Valeri … dici “le donne intelligenti o mignotte”, ma non è sempre così perché ci sono anche le mignotte intelligenti … quelle che sono sufficientemente intelligenti per essere abbastanza mignotte da sistemarsi per tutta la vita. Un saluto!

    • Ho sempre ammirato Franca Valeri. La lettura di questa intervista conferma la mia ammirazione. Devo aggiungere che Lei fa parte anche della mia giovinezza. Allora il cinema ed il teatro erano animati da veri attori. Quelli attuali hanno un solo merito : sono dei buoni sonniferi, quando si riesce a guardarli e sentirli per almeno 10 minuti.
      Un affettuoso saluto a Franca. Anche io, come Lei, non penso mai alla mia età. Ed ho sempre molte cose da fare!

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